CASO MOLLICONE – L’appello di Guglielmo: “Ora giustizia”

ARCE – Sollevato e allo stesso tempo con la voglia, ora più che mai, di andare fino in fondo. Con questo spirito Guglielmo Mollicone ha affrontato la chiusura di un’indagine che ha portato, prima ancora della svolta, a una novità assoluta: la volontà dei militari e della procura di dare un nome e un volto agli assassini di Serena.
«No è solo una questione di tecnica. E’ vero che 17 anni fa le innovazioni scientifiche di oggi non esistevano ma allora non si voleva proprio cercare la verità» ha commentato papà Guglielmo in una delle giornate più importanti per la sua battaglia: la scadenza dei termini d’indagine fissata per ieri a mezzanotte – dopo svariate proroghe necessarie a completare gli accertamenti scientifici – è un punto non d’arrivo. Ma di partenza. Adesso inizierà il vero periodo di “studio matto e disperatissimo” degli inquirenti, che dovranno mettere insieme in modo ufficiale l’imponente lavoro evidenziando collegamenti, punti di forza o di contraddizione; dando corpo a un’idea investigativa che grazie ai nuovi risultati scientifici – con la relazione del Ris a suggellare l’impianto iniziale – ha blindato la morte di Serena all’interno della caserma. Poi tutto passerà nelle mani del Gip, a cui papà Guglielmo ha rivolto una richiesta ben precisa: «Esorto fin da ora il giudice ad applicare con imparzialità la stessa legge che fu applicata con tanta solerzia quando si sospettò di Belli, risultato poi innocente. Se la legge è uguale per tutti, la giustizia non potrà usare “due pesi e due misure”. Chi è stato responsabile della morte di mia figlia deve pagare. Né può rischiare che qualcuno si renda irreperibile prima di un eventuale giudizio».

Dubbi e depistaggi
Per papà Guglielmo i depistaggi sono iniziati sin dal primo momento del ritrovamento del corpo di Serena nel bosco dell’Anitrella né può dimenticare quando venne prelevato in chiesa con la scusa di una firma, proprio durante il funerale di sua figlia; per poi ricordare la carcerazione di Belli.
Ciò che ha fatto “crollare il muro” è stata la volontà della procura, la fermezza e le capacità dei militari coordinati dal colonnello Fabio Cagnazzo nell’andare fino in fondo rimettendo in gioco tutto, ora che anche l’ultima relazione del Ris ha nuovamente confermato la compatibilità del legno trovato sullo scotch con cui Serena è stata legata con quello della porta dell’alloggio di servizio “incriminato”. La relazione globale lo aveva già indicato, come pure aveva parlato di “coerenza” con un secondo elemento: i frammenti di vernice isolati sempre sul nastro e quella della caldaia sul balcone dello stesso alloggio.
«ritengo che non sia stata una sola persona a uccidere Serena: credo che ci sia stata anche una mano femminile. Ora vedremo se i miei sospetti saranno suffragati da elementi oggettivi – ha aggiunto Guglielmo -. Mi sento abbastanza sollevato e allo stesso tempo ansioso. Sono curioso di conoscere ogni passaggio, ogni elemento emerso dai tanti interrogatori effettuati, oltre alle altre prove acquisite. Ora mi attendo un passaggio ulteriore: chiedo giustizia per mia figlia ma anche per chi – come Belli – è stato arrestato ingiustamente. Mi sento egualmente vicino anche alla famiglia di Tuzi, con la quale condivido la certezza che Santino non si sia tolto la vita».

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