FONTANA LIRI – Anziano morto, due condanne

FONTANA LIRI – Era il 2014 quando Carlo Fabbrica arrivò in ospedale in condizioni gravi, era in ipotermia e sul suo corpo c’erano dei lividi. L’uomo venne curato dal personale sanitario che cercò di stabilizzare le condizioni del settantottenne.
Purtroppo, a causa di diversi fattori tra cui l’età e le patologie preesistenti l’uomo non ce la fece e morì.
Per quel decesso vennero indagati il figlio e la nuora che si occupavano dell’uomo. Carlo infatti viveva con loro, contribuendo quindi con la sua pensione, anche alle spese familiari.
Ieri la Corte d’Assise del tribunale di Cassino presieduta dal giudice Perna ha emesso la sentenza: dodici anni e sei mesi per maltrattamenti in famiglia e abbandono di incapace per il figlio e la nuora.
Dalle indagini venne fuori che l’anziano viveva in una stanza senza mobili, nella quale non c’era il riscaldamento e la condizione igienico sanitaria non era delle migliori. Immediatamente la coppia aveva fornito delle spiegazioni adducendo come motivo principale proprio le condizioni dell’uomo che era difficile da gestire e che lanciava qualsiasi oggetto, filo o tubo lasciato alla sua portata, motivo per il quale la stanza era stata lasciata più spoglia possibile.
Ma questa spiegazioni non hanno convinto. Il pubblico ministero che ha seguito il caso, il dottor Alfredo Mattei, ha dimostrato come in realtà le condizioni in cui era arrivato l’anziano in ospedale fossero frutto di una condizione continuata nella quale l’uomo viveva.
I periti che hanno partecipato al processo hanno infatti spiegato che, se non è possibile morire per una condizione di ipotermia “non grave”, quando questa è prolungata può comunque creare notevoli disagi alla persona.
A costituirsi parte civile nel processo, rappresentato dall’avvocato Stefano Tonachella, il fratello dell’anziano che, ovviamente, non è riuscito a rassegnarsi della morte di Carlo.
Ieri alla lettura del dispositivo in aula la coppia, rappresentata dall’avvocato Francesco Germani, non era presente.
Il legale comunque annuncia: «Troviamo questa decisione eccessiva. In sede di processo non sono stati dimostrati i maltrattamenti, uno dei due capi d’imputazione. Presenteremo sicuramente appello».
Una storia che sembra ancora non essere finita, ma che rappresenta uno spaccato di quotidianità di molti anziani.

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