ARCE – Serena, un profilo svetta sugli altri

I sopralluoghi effettuati dagli uomini del Ris

ARCE – La relazione finale dell’Arma è stata depositata. E blinderebbe ulteriormente, più di quanto abbiano fatto finora la relazione del Ris e quella dell’anatomopatologa Cattaneo, la morte di Serena Mollicone all’interno della caserma di Arce. Ora che ci si sta avvicinando sempre di più alla verità, ora che si attende la notifica della conclusione dell’indagine e la richiesta del pm Siravo a tutti gli indagati finiti nel fascicolo, le parole di papà Guglielmo assumono una nuova forza. «Serena è stata uccisa in caserma, l’ho detto 18 anni fa. Continuo a dirlo adesso, proprio ora che la relazione della Cattaneo prima e le risultanze del lavoro certosino dell’Arma poi, hanno “suggellato” le mie tesi. Ora, ringraziando la procura e i carabinieri per l’eccel lente lavoro, faccio un altro appello alla magistratura: tenete alta la guardia, perché ho paura che gli assassini di mia figlia possano dileguarsi. I colpevoli non devono farla franca».
Nell’informativa depositata in procura ci sono tre anni e mezzo di “lavoro matto e disperato” da parte dei carabinieri, le risultanze del Ris, gli aspetti investigativi che hanno permesso di focalizzare l’attenzione sulla caserma di Arce, la stessa in cui Serena entra sempre secondo la procura per non uscirne mai più. Di questa tremenda ipotesi ma con posizioni e accuse differenti sono chiamati a rispondere la famiglia Mottola (l’ex comandante Franco Mottola, sua moglie e suo figlio Marco); il luogotenente Vincenzo Quatrale, l’appuntato Francesco Suprano.
E proprio adesso che i tempi stanno diventando stringenti, iniziano a delinearsi meglio posizioni e responsabilità. Gli inquirenti hanno messo nero su bianco i propri convincimenti, stabilendo chi a loro dire abbia colpito Serena, chi si sia occupato di impacchettare il corpo rendendosi responsabile (allo stesso tempo) della sua morte avvenuta per asfissia, dopo che il nastro adesivo sulla bocca e il sacchetto attorno al capo le avevano impedito di riprendere fiato.
Serena non muore per aver urtato la testa contro una porta, scrive la Cattaneo non muore nemmeno per essere scivolata all’interno di un alloggio dove arriva come dirà Tuzi nel 2008, il primo a confermare la sua presenza in caserma il primo giugno del 2001. Verrà ritrovata due giorni dopo nel bosco dell’Anitrella ormai senza vita, impacchettata, con mani e piedi legati. Tuzi non confermerà mai la sua deposizione, trovato senza vita nella sua Fiat Marea a pochi giorni prima del confronto in procura.
Ora che l’informativa finale è stata depositata, la scommessa investigativa è quella di definire con assoluta certezza le differenti posizioni: possibile che a uccidere Serena sia stato proprio Marco Mottola che lei avrebbe dovuto incontrare, come dichiarato sin dall’inizio da papà Guglielmo? Oppure Marco non l’ha neppure incontrato? E gli altri, compresi il padre e la madre del ragazzo, così come gli indagati coinvolti, cosa avrebbero fatto? O cosa non avrebbero fatto? Un profilo svetta su tutti: quello di chi ha materialmente ucciso Serena. Bisogna solo incastrare i tasselli. Nulla è stato lasciato al caso: ora servirà definire chi colpì Serena e chi non fece nulla per aiutarla. Intanto Marco, raggiunto ieri dalle telecamere Rai a Isernia, ha dichiarato rispondendo alle accuse: «Non ci conoscevamo benissimo». E ha aggiunto: «Abbiamo fatto analizzare tutto, ci siamo sottoposti a ogni esame. Tutto negativo».
«Sono dieci anni che la famiglia Mottola è sotto accusa. Aspettiamo di vedere le carte per capire le reali contestazioni» ha dichiarato l’avvocato Germani. Le indagini, condotte con caparbietà dal sostituto Siravo, non hanno chiarito ancora a chi appartengano i frammenti di Dna isolati. Ma tutti gli elementi raccolti, compresa l’informativa finale, porta in un’unica direzione: quella della caserma di Arce. E i tempi per formulare le richieste sono pronti.
La forza del padre
«Serena viene picchiata. Ci sono ematomi su tutto il corpo, scoperti dopo 16 anni (come rilevato dalla Cattaneo nelle sue 365 pagine). Non aveva solo una leggera ferita sulla testa provocata dall’urto contro la porta. Spero che chi sia arrivato a tanto – ha continuato Guglielmo Mollicone – venga arrestato». A definire con precisione gli interni della caserma ci penseranno le immagini in 3d catturate un mese fa dal Ros: così, come per il delitto Morganti, anche quello di Serena potrà contare su tecnologie di ultima generazione. Le difese (gli avvocati Emiliano e Francesco Germani, Rotondi e Candido con i rispettivi consulenti) sono pronte a demolire ogni ipotesi.

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