ARCE – 8 marzo Sara Simone: “La Festa della Donna non sono solo mimose”

ARCE – Non solo mimose. La festa della donna è ormai una ricorrenza che si è ridotta alla mercificazione dove la fanno da padrone feste, cene e mazzi di fiori.  Tornando alle origini, ovvero all’essenza di questa ricorrenza, utile a ricordare le conquiste politiche, sociali ed economiche delle donne ma anche le discriminazioni e le violenze fisiche, verbali e morali che, ancora oggi, subiscono tante donne in molte parti del mondo è anche in Italia. Violenze che arrivano perlopiù dall’interno delle mura domestiche, quello stesso luogo che dovrebbe rappresentare una forma d’amore protettivo e non violento/abusatore.
La storia della festa delle donne risale ai primi del Novecento: Con le prime battaglie delle operaie per i loro diritti in fabbrica, la rivendicazione del diritto al voto e contro le discriminazioni sessuali. Oggi, che ormai questi diritti sembrano essere sanciti tramite leggi costituzionali.
Nei giorni attuali, la vera battaglia, piaga giornaliera della nostra società riguarda la violenza sulle donne, “per violenza, vorrei ricordare a tutte le donne, non s’intende solo quella fatta da maltrattamenti o percosse fisiche, ma bensì anche quella morale fatto di vessazioni e umiliazioni anche intellettuali”.
Solo dall’inizio dell’anno sono otto le donne uccise, due quelle ferite in modo grave. Una strage che non ha fine: nel 2018 sono state uccise oltre 100 donne, quasi sempre da compagni, ex mariti o fidanzati. Sono 7 milioni le donne picchiate, maltrattate o violentate. Nel settembre 2017, si registravano i seguenti dati: 3 milioni e 466 mila donne che in Italia negli ultimi 5 anni hanno dichiarato di aver subito stalking, una donna uccisa ogni tre giorni nel 201, 1.740 donne uccise negli ultimi 10 anni, di cui 1.251 (il 71,9%) in famiglia.
Dati allarmanti per una società che si dichiara costituita da “esseri umani “ dove le parole d’ordine dovrebbero essere racchiuse nel concetto del rispetto reciproco. Prevenzione e coraggio sono le parole che dobbiamo usare. Dove “ prevenzione “ suggerisce una strada fatta verso il confronto, l’informazione e l’ascolto, step necessario per trovare “coraggio “ nel denunciare queste barbarie. Coraggio che dovrebbe essere sostenuto da tutta la comunità a favore della donna che denuncia. Una festa per ricordare che la battaglia non si è ancora conclusa.
Concludendo: Malgrado l’8 marzo sia stata scelta un secolo fa come giornata simbolo della battaglia delle donne per il riconoscimento dei propri diritti, oggi, la battaglia non si è ancora conclusa.  Questa resta una giornata di festa, sì, ma anche soprattutto di riflessione e di impegno su quel “tantissimo” che rimane ancora da fare per dare davvero pari opportunità e rispetto alle donne, ancora oggi, vittime di violenza, discriminate nel mondo del lavoro, assenti nei luoghi del potere, spesso presenze silenziose, talvolta quasi invisibili.”

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