ARCE – Ancora riprese in 3d per Serena. Sono tornate ieri mattina ad Arce le telecamere speciali del Ros per ricostruire virtualmente il delitto Mollicone

ARCE – Non è un posto qualunque quello che ieri è finito nel raggio d’azione delle telecamere speciali del Ros. Le indagini sulla morte di Serena Mollicone risultano chiuse dallo scorso mese di aprile ma la scienza continua a rappresentare per gli inquirenti un sostegno indispensabile nella definizione di uno dei cold case più difficili da raccontare: difficile perché parla della morte di una ragazza che dopo 18 anni ancora attende giustizia.
Difficile nella misura in cui – secondo gli elementi racconti dalla procura grazie a nuove tecniche prima impensabili – avrebbe come suo epicentro proprio una caserma dei carabinieri, simbolo per tutti i cittadini onesti di legalità e sicurezza.
Così quello di ieri, come era avvenuto nello scorso mese di gennaio con le riprese in 3d all’interno della caserma di Arce, rappresenta un compendio importante in grado di fornire informazioni altamente digitalizzate e per questo quanto più realistiche possibili, anche dopo 18 anni.
Le telecamere hi-tech del Ros sono arrivate ieri mattina poco prima di mezzogiorno al bar della Valle e sono rimaste lì per oltre cinque ore. I militari del Raggruppamento operativo speciale hanno acquisito ogni dettaglio dello storico locale che non è affatto un posto qualunque.
Quando Serena Mollicone scompare, il 1° giugno del 2001, è una ragazza di 18 anni da trovare a ogni costo. È in quel bar, “le Pucchietelle” per i residenti, (secondo le ricostruzioni effettuate) che il maresciallo Mottola – uno dei cinque indagati nell’inchiesta – si reca per verificare di persona se fossero vere le indicazioni sugli avvistamenti
che indicavano Serena (nel primo pomeriggio del venerdì) proprio nel bar della Valle. Lo stesso posto dove molti, soprattutto ragazzi, si erano ritrovati per collaborare con le ricerche.
E sempre lì, il primo giugno di 18 anni fa, Serena sarebbe stata vista passare con dei ragazzi su una Lancia Y per acquistare sigarette. Testimonianze sbiadite nel tempo e divenute confuse: la presenza di Marco – figlio del maresciallo – indicata in un primo momento; la possibilità che quella non fosse Serena ma una delle due ragazze a lei molto somiglianti – una delle quali avrebbe direttamente collegato la sua tragica morte con la vicenda di Carmine Belli, arrestato ingiustamente e poi assolto in ogni grado di giudizio – fanno tornare con la mente al bar oggetto dell’attività di ieri. Lo stesso in cui, se fosse possibile riscontrare le vecchie testimonianze raccolte, Serena era ancora in vita; lo stesso a poche decine di metri dal posto in cui la studentessa venne trovata, legata mani e piedi, dopo due giorni dalla scomparsa. Ormai senza vita.
Le acquisizioni di ieri potrebbero servire a rafforzare – grazie alle tecniche in 3d – i convincimenti degli inquirenti che non hanno tralasciato davvero nulla. I cinque indagati- il maresciallo Mottola, il figlio Marco e sua moglie, insieme ai sottufficiali Suprano e Quatrale (per ipotesi differenti) – attendono la decisione della procura. Il pool difensivo (gli avvocati Emiliano e Francesco Germani, Rotondi e Candido) è schierato.

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