ROCCADARCE – L’Unione chiude bottega. Il Consiglio approva all’unanimità la mozione per il recesso dalla “Antica Terra di Lavoro”. E la minoranza incalza la Colafrancesco

ROCCADARCE – Travolta dalle ultime tumultuose vicende, a cominciare dall’arresto del suo ex presidente Antonio Salvati accusato di concussione in merito all’assistenza dei profughi, e stremata dal repentino cambio di presidenti (Rocco Pantanella prima e Luigi Grossi poi), l’Unione di Comuni “Antica Terra di Lavoro”, di fatto, non esiste più. Nel consiglio comunale di martedì scorso, dopo l’annuncio “gemello” giunto da Falvaterra, anche Rocca d’Arce ha detto addio all’ente intercomunale.
Lo ha fatto votando all’unanimità un ordine del giorno che impegna l’amministrazione a formalizzare il recesso dall’Unione. Che dunque di unione non ha più nulla per mancanza di contraenti, ovvero gli ultimi due rimasti dopo l’iniziale strappo di San Giovanni Incarico.
Voto unanime in assise per uscire dall’Unione ma con distinguo importanti da parte della minoranza.

Antonello Quaglieri, Bernardino Capuano (a sx) e Mario Lancia (a dx), la minoranza del Comune di Roccadarce

I consiglieri Antonello Quaglieri, Bernardino Capuano e Mario Lancia hanno tenuto a sottolineare che «il recesso dall’Unione di Comuni più che una scelta politica è diventata una scelta obbligata, tenuto conto dello scenario complessivo che si è prefigurato.
Il fatto di essere rimasti in soli due Comuni deve spingerci comunque a fare delle riflessioni». Il gruppo “Roccadarce progetto comune” si era già espresso per l’uscita dal sodalizio nell’assise del 6 giugno.
«In quella circostanza – spiegano i consiglieri – abbiamo constatato l’astensione del sindaco Colafrancesco che come capo dell’amministrazione non ha espresso una posizione definita. Le chiediamo, prima della votazione, le motivazioni di quella astensione e di chiarire come voterà la proposta di recesso». Non solo. La minoranza chiede al sindaco «se sia a conoscenza di eventuali ingiunzioni di pagamento o pignoramenti scaturiti nella gestione dell’Unione di Comuni. E, nel caso, di informare l’aula». E ciò perché «non ci assumiamo le responsabilità sul rischio che la cattiva gestione di questi anni possa incidere negativamente sui paesi rimasti nell’Unione».

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