ARCE – «Carmine Belli ha bisogno di un lavoro». Caso Mollicone Ieri da “La vita in diretta” Alberto Matano lancia l’appello. La verità su Serena sempre più vicina

ARCE – Il caso Mollicone ancora protagonista delle televisioni nazionali.
Ieri ospiti a “La vita in diretta” su Rai Uno in studio Carmine Belli, il meccanico che per primo fu accusato dell’omicidio di Serena e, in collegamento da Arce, il padre Guglielmo.
La storia della diciottenne uccisa e trovata priva di vita in un boschetto dell’Anitrella tiene banco da quasi vent’anni, una storia dolorosa, complicata in cui si intrecciano tanti aspetti oscuri e, ancora oggi, poco chiari.
Anni di indagini, di analisi, di sopralluoghi che hanno permesso di arrivare a un passo dalla verità. Ma questo percorso ha lasciato diverse “vittime” sulla sua strada, oltre alla giovanissima Serena, una ragazza che amava la musica e che aveva tutta la vita davanti, anche le vite di molte altre persone sono cambiate.
Carmine Belli lavorava, era un ragazzo come tanti, ma finì in carcere, dove rimase per circa un anno e mezzo prima di essere rimesso in libertà perché estraneo ai fatti.
Il padre di Serena fu prelevato dai carabinieri durante i funerali della figlia, un gesto che ha lasciato una profonda ferita non solo nel cuore dell’uomo, ma anche in quello di tutta la comunità.
Una vicenda che sembra essere arrivata al capolinea. «Voglio giustizia – dice ancora papà Guglielmo -. Per la mia bambina. Non ho mai voluto altro che la verità».
I conduttori della trasmissione, Alberto Matano e Lorella Cuccarini, in chiusura hanno lanciato un appello al territorio: «Carmine Belli è senza lavoro e chiunque ne abbia possibilità può offrirgli un’opportunità occupazionale. Possiamo garantire che è un brav’uomo – ha dichiarato in diretta Matano – ha bisogno di un lavoro».

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