ARCE – Consorzio di bonifica. Maxi bollette, parte l’esposto. In 119 firmano l’atto chiedendo alla procura della Repubblica d’indagare sull’invio delle cartelle. Ritengono di non dover pagare perché non ricevono in cambio alcun servizio. E con gli immobili il conto cresce

ARCE – Da tempo sostengono che non avrebbero dovuto pagare nemmeno per i terreni, figurarsi ora che il conto è lievitato includendo anche i fabbricati.
Loro quelle bollette del consorzio di bonifica “Valle del Liri” non intendono pagarle. E chiedono alla magistratura di fare luce sulla vicenda, certi dell’illegittimità del contributo richiesto e determinati ad andare fino in fondo alla vicenda.
Sono 119 le firme in calce all’esposto presentato lunedì scorso alla procura della Repubblica di Cassino da un cittadino arcese, Lucio Bove, in rappresentanza di tutti gli altri.
A marzo i firmatari hanno ricevuto il primo avviso di pagamento da parte del “Valle del Liri”. A luglio il sollecito. Con una novità rispetto agli anni passati: la richiesta di contributo non solo per i terreni che rientrano nel bacino del consorzio ma anche per i fabbricati che sorgono su quegli appezzamenti.
Il che fa una bella differenza, considerato il valore catastale ben superiore dell’immobile. Così il conto sale di parecchio.
E se prima, pur ritenendo di non ricevere alcun servizio dal consorzio di bonifica, accettavano comunque di pagare pochi euro all’anno, adesso che le somme sono decisamente superiori non ci stanno più.
Nell’esposto citano la sentenza 188/2018 della Corte costituzionale che dichiara illegittimo il contributo al consorzio se non si ricevono da questi benefici diretti.
Ed è proprio quanto sostengono i firmatari dell’esposto: nessun servizio ricevuto, quindi niente bollette.
«Se è pacifico che non sono state realizzate opere di irrigazione a vantaggio dei terreni ricadenti nel territorio di Arce – si legge nell’esposto – e che non si sia prodotto alcun beneficio per essi, non si scorge dove possa essere visto
qualche vantaggio con riferimento ai fabbricati ricadenti nello stesso comune».
E poi c’è il caso del confinante comune di Strangolagalli che «pur facendo parte del comprensorio consortile, ha un perimetro di contribuenza pari a zero». Da qui la richiesta alla procura cassinate di «accertare e valutare se siano rinvenibili fattispecie penalmente rilevanti».
A difesa dei contribuenti si è schierato da subito il presidente della XV comunità montana Gianluca Quadrini, prima con un atto formale di dissenso sulla definizione delle cartelle di pagamento, poi con una richiesta di discussione in consiglio provinciale.

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