ARCE – Serena, la verità dei Mottola. Il punto L’ex maresciallo parla attraverso i suoi avvocati e per la prima volta dopo diciotto anni prende parte a una conferenza. Papà Guglielmo: «Una scelta strategica»

ARCE – L’arma del delitto Mollicone non sarebbe la porta della caserma di Arce. Anzi, per la difesa dei Mottola, non lo è senza ombra di dubbio.
«Siamo solo di fronte a ombre di indizi. Non ci sono elementi certi, gravi precisi e concordanti a carico dell’ex maresciallo e della sua famiglia. E con mere ipotesi, si può parlare soltanto di innamoramento di una tesi» ha dichiarato il consulente della difesa di Franco Mottola, il criminologo Carmelo Lavorino, nella conferenza stampa indetta ieri mattina nell’hotel Alba a Cassino.
La prima dopo diciotto anni, la prima a cui Franco Mottola – pur scegliendo di non parlare direttamente – ha deciso di presenziare. In prima fila tra i cronisti, senza mai muovere un muscolo, senza mai dare cenno di un convincimento o un disappunto (anche quando le domande al pool si sono fatte scomode), è rimasto immobile ad ascoltare la ricostruzione dell’avvocato Francesco Germani e del consulente.
Per la difesa di Mottola, imputato insieme a suo figlio Marco e a sua moglie Annamaria, a Quatrale e Suprano (per ipotesi differenti) per la morte di Serena Mollicone, l’arma del delitto non è la porta della caserma, come stabilito dalla procura; la caserma potrebbe non essere neppure il luogo “certificato” dalle indagini della morte della studentessa e Tuzi potrebbe aver taciuto per molti anni per ragioni finora mai considerate. Non solo. Due le persone – sempre per il pool – alle quali non sarebbero state prese le impronte papillari: una finita nei faldoni, l’altra no. Perché? Poi i reperti, a loro dire «contaminati».
Una serie di frecce, nella faretra della difesa Mottola, che «non hanno nulla a che fare con elementi giudiziari, che verranno esposti solo mercoledì, giorno dell’udienza preliminare. Solo elementi di natura scientifica» ha precisato l’avvocato Germani. Perché, però, tenere una conferenza stampa a quattro giorni dall’apertura del processo? «Perché c’era il segreto istruttorio prima; perché non avevamo contezza degli atti, visto che sono 52 faldoni divisi dalla procura in due parti» spiega ancora l’avvocato Germani. Che ribadisce: «La verità sulla morte di Serena è negli atti».
 

Spunta l’ipotesi del bastone
«Nella nostra ricostruzione abbiamo confutato che la porta sia l’arma del delitto, dimostrando errori sia congiunturali che di presupposto».
Per il professor Lavorino la lesione rilevata sulla porta sequestrata in caserma (quella che per la procura è stata prodotta dall’impatto del cranio di Serena) sarebbe più alta rispetto alla frattura riscontrata sulla testa della studentessa (in base alla sua altezza) né per il professore sarebbe plausibile che qualcuno – durante una colluttazione – l’abbia sollevata e scaraventata contro la porta stessa: «Nessuna traccia sotto le ascelle né in altre zone del corpo. E neppure lesioni al collo tali da rendere plausibile una dinamica simile, anche in relazione a quanto “raccontato” dalla porta: gli esperimenti effettuati, non riproducono comunque lo stato di elasticità della porta. Né ci sono tracce dei Mottola, sia all’interno che sul famoso scotch» aggiunge la difesa, che ritiene invece credibile la possibilità che Serena abbia ricevuto una bastonata. «Un colpo circolare, inferto con un’arma impropria, un corpo contundente rigido. Ma l’impatto potrebbe essere stato prodotto dalla mano che impugnava l’arma e non viceversa – ha aggiunto Lavorino – Allo stato dei fatti, la violenza potrebbe non essere avvenuta neppure all’interno della caserma laddove si vuole collegare l’omicidio di Serena con la famiglia Mottola. Possono esistere altri scenari, anche all’interno della caserma stessa».
Tuzi e le registrazioni mancanti
Per la difesa dei Mottola, Tuzi – che per primo indica dopo molti anni dal delitto la presenza di Serena in caserma – avrebbe taciuto per due motivi che non sono stati resi noti in conferenza perché «attengono all’aspetto processuale». Mancano all’appello, però, i dvd dell’interrogatorio e della ritrattazione di Tuzi: secondo il pool, in quelle registrazioni alcuni dettagli importanti in grado di delineare persino quel famoso stato di tensione e di paura. Registrazioni tuttora introvabili.
Carmela Di Domenico
LA POSIZIONE – Papà Guglielmo: «Una scelta strategica»
«Una scelta strategica, quasi a voler pesare sulle scelte del gip». Questo il commento a caldo di papà Guglielmo, appresa la notizia della conferenza stampa indetta dalla difesa dei Mottola, a cui ha presenziato anche l’ex maresciallo di Arce. Poche parole, poi la virata a sostegno della procura: «Non condivido affatto la scelta di indire una conferenza a pochi giorni dall’udienza preliminare, ma ritengo che questo non possa cambiare nulla. La procura – ancora una volta voglio ringraziare la dottoressa Siravo, il procuratore e i carabinieri, in primis il colonnello Cagnazzo e il colonnello Imbratta, nonché il maresciallo Evangelista – ha lavorato molto, ha trovato elementi prima impensabili. Ora attendo solo il processo. Mercoledì sarò in tribunale, pronto. Come sempre».
Il suo legale, l’avvocato Dario De Santis, all’Adnkronos ha dichiarato: «Ora siamo sulla soglia di un possibile processo, siamo arrivati a buon punto. Per quanto riguarda le consulenze, si parte da quelle autoptiche iniziali, poi ce n’è stata una successiva di approfondimento. Quindi le analisi del Ris e di altri esperti».
Per la procura di Cassino, che lo scorso 30 luglio ha depositato le richieste di rinvio a giudizio, non vi sono dubbi che Serena sia stata uccisa in caserma. 
Cdd
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