ARCE – Giallo di Serena Mollicone. Blitz de “Le Iene” alla Asl. La pista della droga: intervistato il dottor Ferrauti. La popolare trasmissione di Italia Uno scava sull’omicidio

ARCE – “Le Iene” non si arrendono. La popolare trasmissione di Italia Uno continua a scavare sul delitto di Serena Mollicone.
Ha già dedicato due puntate all’atroce omicidio della diciottenne di Arce e sta preparando la terza, che andrà in onda lunedì.
Ieri mattina una troupe de “Le Iene” si è presentata alla Asl di Frosinone per intervistare il dottor Fernando Ferrauti, psicanalista e psicoterapeuta, dirigente del Dipartimento di salute mentale e delle patologie da dipendenza dell’azienda sanitaria locale.
Con la sua testimonianza l’inchiesta televisiva di Veronica Ruggeri fa un deciso passo indietro. Si torna a diciotto anni fa, ai giorni immediatamente seguenti quel 3 giugno 2001, quando il cadavere di Serena venne ritrovato in località Fonte Cupa. Qualcosa su cui indagare a fondo e che invece le indagini avrebbero tralasciato. La domanda è: quanto volutamente?
All’epoca il dottor Ferrauti aveva raccolto le confidenze di alcuni tossicodipendenti del posto. E le aveva segnalate più di una volta ai carabinieri. Ma non è mai stato sentito a proposito. Perché?
“Le Iene” continuano a battere la pista della droga e della denuncia che Serena avrebbe avuto in animo di fare contro il figlio dell’allora comandante della caserma dei carabinieri.
In questa chiave va letto il “blitz” de “Le Iene” ieri mattina in via Fabi, a poche decine di metri dal reparto di terapia intensiva dell’ospedale “Spaziani” dove papà Gugliemo Mollicone lotta con l’aiuto dei medici dopo l’infarto che lo ha colpito nella notte tra il 26 e il 27 novembre scorsi.
L’attenzione dei media nazionali è riesplosa sul caso di Serena dopo la riapertura del processo. A dover rispondere dell’ipotesi di concorso nell’omicidio della studentessa sono il maresciallo Franco Mottola, all’epoca dei fatti comandante della stazione dei carabinieri di Arce, suo figlio Marco e sua moglie Anna Maria insieme al maresciallo Vincenzo Quatrale. L’appuntato Francesco Suprano è invece accusato di favoreggiamento. A Quatrale è contestato anche il reato di istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi.
P. R.

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