ARCE – «Non molliamo, andiamo avanti». Antonio, zio di Serena, non ha dubbi: la battaglia per la verità sarà più forte di prima. Papà Guglielmo è ancora ricoverato all’ospedale di Frosinone. Il generale Luciano Garofano accanto ai familiari

ARCE – «Non molliamo, andiamo avanti». Non c’è bisogno di null’altro.
Nelle parole di Antonio Mollicone, fratello di Guglielmo e zio di Serena, un passaggio fondamentale. Sarà lui ad assumere idealmente il testimone, a portare avanti come prima e più di prima la battaglia per la verità.
Guglielmo da oltre due mesi è ricoverato a Frosinone, proprio ora che aveva quasi raggiunto il giorno tanto atteso, per guardare negli occhi gli imputati per la morte della figlia, dopo una battaglia durissima durata diciannove difficili anni. Antonio Mollicone, ieri mattina in tribunale, non ha esitato neppure un istante. E con una laconica frase ha dato un’indicazione precisa. Fino a questo momento è rimasto accanto a Guglielmo in silenzio: è il papà-coraggio, annichilito dal dolore, che non si arrende e decide di andare contro il “sistema” per sapere cosa sia accaduto; sempre lui, il maestro Guglielmo e uomo delle istituzioni, che sfodera la forza di denunciare senza paura, di urlare che Serena potrebbe essere stata uccisa in caserma. E deve avere giustizia. Non una giustizia a ogni costo, non un capro espiatorio qualunque. E se Belli nella prima fase viene indagato e posto agli arresti per poi essere dichiarato innocente in tutti i gradi di giudizio, Guglielmo grida subito al depistaggio.
La sua determinazione è esemplare. Accetta persino che Serena venga estumulata per raggiungere il Labanof di Milano: grazie anche alle capacità di un team d’eccezione – con l’avvocato Dario De Santis e i consulenti, la dottoressa Laura Volpini e il generale Luciano Garofano – è stata evitata la temuta archiviazione del caso. Ora a sostenere la famiglia di Guglielmo, anche l’avvocato Sandro Salera. Dettaglio affatto secondario: la scelta di campo dell’Arma che, attraverso l’avvocatura dello Stato, ha annunciato la volontà di costituirsi parte civile in un possibile processo.
Intanto i Mottola, principali indiziati del caso Mollicone, sabato scorso decidono di rompere il silenzio dopo ben 8 otto anni trascorsi da indagati e ora da imputati insieme a Quatrale e a Suprano. Accanto all’avvocato Francesco Germani, al consulente Carmelo Lavorino e a un rinnovato team di esperti, con due lettere rivendicano la loro innocenza. Ma non rispondono alle domande di un agguerrito e folto gruppo di giornalisti, giunti a Cassino per capire.
Ora tutta Italia attende l’udienza di domani.
«Non intendo entrare nel merito e voglio sottolineare che rispetto le scelte della difesa, a prescindere, anche se non le condivido. È mio personale parere, però, che sia irrituale parlare poco prima dell’udienza, dopo tanto silenzio – ha commentato il generale Luciano Garofano -. In un momento così delicato che anticipa di pochissimo una decisione fondamentale per papà Guglielmo e per tutti i famigliari di Serena, così come per gli indagati, ritengo che indire una conferenza stampa per proclamare la propria innocenza sia stato intempestivo e non opportuno».
Carmela Di Domenico
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