DELITTO MOLLICONE – Anche l’Arma in giudizio. Ed è accanto a Serena. Sollevate eccezioni sull’ammissione delle parti. Tanta la tensione: dopo le 15 la decisione. Si torna in aula il 7 febbraio

ARCE/CASSINO –  Anche l’Arma sarà accanto a Serena. Ammessa la sua costituzione di parte civile nei confronti dei cinque imputati per la morte della studentessa. Tre ore per decidere, quasi sette in tutto di udienza.
Si torna in aula il 7 febbraio per consentire alle difese degli imputati di elaborare eccezioni di nullità su alcune contestazioni. Poi ancora il 21 e il 26 per le repliche del pm e per le discussioni delle parti. Tre date che rappresentano solo lo start del procedimento: se vi sarà un rinvio a giudizio, di processo se ne parlerà forse a primavera. Inevitabile. Cinque imputati che sostengono con forza la loro estraneità dalle accuse, cinquantadue faldoni di materiale raccolto: un’indagine senza eguali, coordinata dalla procura del dottor D’Emmanuele e affidata ai militari del colonnello Imbratta e poi del colonnello Cagnazzo.
Quella di ieri è stata la prima udienza senza Guglielmo. A novembre il papà-coraggio c’era, senza nascondere la sua emozione: la sua caparbietà ha permesso di evitare l’archiviazione, con il sostegno di inquirenti pronti a scavare. Poi quel malore improvviso quasi due mesi fa, che ieri non gli ha permesso di presenziare. Ma la sua famiglia, i tanti amici e attivisti, insieme all’avvocato Dario De Santis che con i consulenti (la dottoressa Laura Volpini e il generale Luciano Garofano) lo rappresentano, hanno rimarcato l’importanza di continuare questa battaglia, con la speranza che possa presto tornare in campo.
«Sapeva dell’udienza di ieri, non so se e come la possa percepire nel suo stato. Il destino è stato crudele, poi beffardo perché è andato a colpirlo in un momento a cui teneva davvero molto – ha commentato l’avvocato De Santis -. Si è battuto tanto per la giustizia. Ma la sua istanza non viene meno: la sua è una lotta talmente forte che ha assunto un valore emblematico, che va anche oltre il caso di Serena. Un’istanza, condivisa da migliaia di persone, che porteremo avanti senza risparmiarci. Io continuerò a battermi, nel mio ruolo. Lo farò per Guglielmo e per Serena. Ringrazio tutti, in primis i media che hanno tenuto alta l’attenzione. E spero che Guglielmo non venga abbandonato in questo momento».
Tensione alle stelle
La tensione è alta per l’intera mattinata. Poco dopo le 9 alcuni degli imputati sono già in aula: Franco Mottola, assistito dall’avvocato Francesco Germani, insieme al consulente Carmelo Lavorino. Assenti il figlio Marco – perché malato – e sua madre. Presenti entrambi gli ufficiali coinvolti – per ipotesi differenti -Francesco Suprano e Vincenzo Quatrale, con i loro avvocati Eduardo Rotondi, Emiliano Germani, Francesco Candido e Paolo D’Arpino. Sia Quatrale che Suprano non rilasciano dichiarazioni. Unica battuta concessa, quella dell’ex maresciallo: «Siamo innocenti. E quindi tranquilli».
Ci sono anche le parti civili: c’è Consuelo, sorella di Serena, rappresentata dall’avvocato Sandro Salera, ai primi banchi. Accanto a lei, lo zio Antonio, con l’avvocato De Santis e la zia Armida, con l’avvocato Federica Nardoni. Poi ancora Maria Tuzi, con il suo legale Elisa Castellucci. E l’avvocato Maurizio Greco, dell’Avvocatura dello Stato, per l’Arma dei Carabinieri.
L’aula gup si riempie in pochissimo tempo: non mancano i curiosi. Poi la porta si chiude, all’interno solo le parti. Le eccezioni iniziano. Poco prima di mezzogiorno i legali escono: il giudice deve decidere. Una decisione che riguarda l’ammissibilità di parte civile dell’Arma e di alcuni parenti non strettissimi. Sale l’attesa. Gli imputati lasciano l’aula, le difese pensano già a una calendarizzazione delle udienze. La decisione del giudice Di Croce, attesa per le 13.30 arriva poco dopo le 15: l’Arma sarà parte civile nei confronti di tutti gli imputati. Ammesse le altre parti con alcune limitazioni in ragione dei capi d’accusa. Tutto rinviato al 7 febbraio per le altre eccezioni. Poi ancora due date: il 21 e il 26 febbraio. La decisione sul rinvio a giudizio o proscioglimento degli imputati non arriverà,
dunque, prima di marzo. Qualcuno ipotizza maggio.
Intanto la difesa dei Mottola, con il pool coordinato da Carmelo Lavorino, deposita la consulenza attraverso l’avvocato Germani.
«Credo che ci sarà il rinvio a giudizio, non può non esserci. Ci sono state delle attività investigative lunghissime e molto forti che non possono essere confutate in sede di udienza preliminare – afferma
Lavorino -. Nella consulenza appena depositata abbiamo sottolineato in sintesi 24 punti di conclusione in cui portiamo quelli che per noi sono gli errori più importanti».
CARMELA DI DOMENICO

Una battaglia stampata sulla pelle
Il risvolto – Associazioni, mamme e papà in tribunale. Palloncini rossi e slogan: la società civile non si arrende

Serena Mollicone e Santino Tuzi

«Ce la sentiamo stampata sulla pelle la battaglia di Guglielmo. E oggi che lui non c’è, impossibilitato a prender parte all’udienza, la portiamo avanti, con la sua forza. Saremo i suoi occhi e le sue orecchie» afferma Antonio Ruggiero, figlio dello scomparso zio Peppuccio, esponente dell’associazione Penelope. Ieri mattina in tribunale accanto a imputati, parti civili e avvocati, non c’erano solo decine di giornalisti in attesa, telecamere puntate e microfoni spianati.
C’erano le mamme e i papà, i membri delle associazioni, Carmine Belli – ingiustamente coinvolto nel caso di Serena – e tutta la società civile che non si arrende. E che resta con gli occhi ben aperti sulla verità. Palloncini rossi sistemati sopra le panchine del rispetto, quelle contro la violenza inaugurate proprio da Guglielmo, con un messaggio chiaro: #siamotuttiguglielmollicone.
E l’intenzione chiara di non abbassare la guardia. «Siamo mamme, siamo qui per Guglielmo, per Serena che non ha una mamma che la difenda» ha dichiarato Mariarosaria Pomponio, attivista e sostenitrice del gruppo web che in pochi giorni ha raggiunto 28.000 adesioni. «E questo è solo l’inizio» aggiunge.
La battaglia è davvero solo alle battute iniziali. «Guglielmo non ha badato più a sé in questi ultimi 19 anni per raggiungere il risultato di oggi. Ma ha tracciato un solco con la sua battaglia: una direzione tracciata da cittadino onesto e padre che non si è girato dall’altra parte, così come non lo ha fatto Serena che ha permesso di lottare contro lo spaccio e di liberare Arce. Questo loro testimone è stato affidato a noi, a tutta la società civile. Il nostro augurio è che Guglielmo si riprenda presto. Lo Stato, noi Stato, dobbiamo essergli vicino, fargli sentire la nostra presenza. E non abbassare la guardia» ha aggiunto Antonio Ruggiero.
Accanto a loro, anche Carmine Belli, in tribunale pure a novembre. «Sono qui per due motivi – afferma bloccato dalle telecamere dei media nazionali e locali -. Per Guglielmo e per chiedere giustizia per Serena».
L’attesa nei corridoi è snervante. Dentro avvocati e imputati, insieme alle parti civili.
«Tocca a noi familiari rappresentare Serena, perché la giustizia deve fare il suo corso» aggiunge Consuelo, sorella di Serena, accanto allo zio Antonio: per la prima volta ha deciso di parlare. E lo ha fatto con una compostezza unica. «Guglielmo con la sua personalità certamente guidava la famiglia» ha sottolineato l’avvocato Sandro Salera accanto a Consuelo. Ora che il padre-coraggio è ricoverato, è suo fratello Antonio che non deve mollare la presa, fuori e dentro le aule di giustizia. E anche ieri lo ha sottolineato, senza indugi.
«Abbiamo percepito la presenza di Guglielmo in aula, anche se non c’era fisicamente. Spero che nelle prossime udienze possa esserci – ha affermato Maria, figlia del brigadiere Santino Tuzi, anche ieri in aula -. Sono certa che piano piano arriveremo alla verità».
C. Di Domenico

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