ARCE – Ventiquattro punti per difendersi. Mentre il giudice Di Croce decideva sull’ammissione delle parti civili, la difesa dei Mottola depositava la consulenza. Quarantacinque pagine per trarre le conclusioni e provare a scardinare il massiccio impianto accusatorio della procura

ARCE – La consulenza è stata depositata nello stesso giorno dell’udienza preliminare. La prima.
Perché, come si è intuito, già solo esaurire la fase preliminare comporterà inevitabilmente il trascorrere di altri mesi. Forse il tempo necessario a Guglielmo per riprendersi dal malore che mercoledì lo ha tenuto lontano da uno dei momenti più importanti della sua battaglia durata ben diciannove anni. E questa resta la speranza di tutti.
Mentre telecamere e giornalisti erano asserragliati fuori dall’aula gup, il pool scelto dai Mottola – attraverso l’avvocato Francesco Germani – ha depositato la consulenza. Quarantacinque pagine che racchiudono gli elementi salienti della difesa dei principali indiziati della morte della studentessa, pur non approfondendo «gli aspetti investigativi né quelli circostanziali». «Sono ventiquattro punti di conclusione in cui portiamo quelli che per noi sono gli errori più importanti
nella ricostruzione del quadro accusatorio» spiega il professor Lavorino, criminologo e coordinatore del pool. Ventiquattro punti per fronteggiare una mastodontica produzione probatoria: cinquantadue faldoni, quelli che racchiudono gli elementi fondamentali del lavoro degli inquirenti, quasi da riempirci una stanza. Anche per la complessità delle indagini coordinate dalla dottoressa Siravo, affidate ai carabinieri del colonnello Imbratta e poi del colonnello Cagnazzo, sarà difficile pensare che alla fine della fase preliminare vi sarà un proscioglimento. Le posizioni dei cinque imputati sono differenti: diverse le contestazioni.
Marco, sua madre Annamaria e Franco Mottola (l’ex maresciallo) rischiano il processo per omicidio, così anche Vincenzo Quatrale che risponde pure di istigazione al suicidio (di Tuzi). Francesco Suprano, l’altro ufficiale coinvolto, invece è accusato di favoreggiamento.
Nel corso della lunga prima udienza di mercoledì il giudice Di Croce ha ammesso la costituzione delle parti civili, compresa quella dell’Arma, nei confronti dei cinque imputati.

Le “armi” della difesa
Dei ventiquattro punti salienti della difesa dei Mottola, se ne possono estrapolare i principali, quelli su cui punta il pool in cui figurano anche il medico legale Della Valle e il dottor Delli Compagni. “Leve” che verranno usate per cercare di scardinare il massiccio impianto accusatorio. La prima non poteva che riferirsi alle contestazioni mosse all’individuazione dell’arma del delitto nella porta della caserma: per la procura non ci sono dubbi sul fatto che Serena, al culmine di una colluttazione, sia stata sbattuta contro la porta. I consulenti dei Mottola, invece, riferiscono che tra la lesione sulla porta e l’altezza della ferita sul cranio della vittima, ci sarebbe un dislivello di almeno 6 centimetri. Questo non terrebbe conto della posizione della porta – negli esperimenti al Labanof la porta gemella è poggiata sul pavimento – né del suo stato: chiusa, aperta, socchiusa?
«Non condividiamo elementi legati al decesso della vittima e alcuni aspetti criminalistici, criminologici e investigativi della professoressa Cattaneo» prosegue il pool.
Ancora, chiesta la comparazione di due soggetti (se non già avvenuta) con l’impronta del mistero, quella sul nastro Ghost che legava le gambe di Serena. A non convincere anche la compatibilità rilevata tra i microframmenti sul nastro adesivo che avvolgeva il capo della vittima, quelli del legno della porta e del coperchio della caldaia; la descrizione degli abiti di Serena; gli orari degli avvistamenti e la mancanza dei cd audio delle dichiarazioni di Santino Tuzi.

Carmela Di Domenico

La battaglia di Guglielmo e il suo solco profondo
Mentre le parti si daranno battaglia in aula, a suon di consulenze, di elementi scientifici e tecnici di cui dimostrare l’assoluta compatibilità, anzi la loro forza dirompente nel sostenere l’una o l’altra tesi, l’Italia continua a restare accanto a Guglielmo.
A quel padre-coraggio che per un tiro mancino del destino, dopo anni di una battaglia senza limiti, è stato costretto in ospedale, in coma. I suoi cari, dopo l’udienza preliminare, lo hanno raggiunto.
Gli hanno raccontato tutto: dei palloncini rossi col suo nome, delle mamme che hanno lanciato la battaglia social, della grande forza del suo avvocato Dario De Santis che non abbasserà la guardia.
Così come ora non lo farà l’avvocato Sandro Salera, in rappresentanza di sua figlia Consuelo. Gli hanno riferito della tensione, dell’attesa per quasi sette ore solo per sapere quali parti fossero ammesse a un eventuale processo.
Ma anche dell’importante significato dell’ammissione dell’Arma: una scelta di campo di assoluto rilievo.
E di tutte quelle persone che sui social continuano a esprimergli vicinanza, esortandolo a tornare in pista. Forte come e più di prima.
Se di processo si parlerà, non sarà certo prima della primavera. Guglielmo sarà, si spera, in prima fila.

C dd

183