ARCE/DELITTO MOLLICONE – Un esercito accanto a Serena. Cresce la partecipazione della gente al processo sull’omicidio della studentessa di Arce avvenuto 19 anni fa. Ieri udienza lampo, sollevate le eccezioni delle difese e depositate le memorie. Fuori dal tribunale attivisti e associazioni

ARCE – Hanno raggiunto piazza Labriola da tutta la provincia, alcuni da Roma. In treno. Pensionati, professionisti, mamme e attivisti. Tutti in piazza con cartelli e palloncini accanto ad amici e familiari di papà Guglielmo e di Maria Tuzi. Quelle mani strette, quegli abbracci spontanei hanno dettato l’attesa dell’udienza per Serena. E hanno stabilito, senza bisogno di parole, che «il solco di papà Guglielmo è stato tracciato.
Ed è quello giusto» come ribadito da Tonino Ruggiero, rappresentante di Penelope Lazio, presente con la delegazione regionale, accanto agli attivisti dei gruppi spontanei nati sui social. Ma più concreti che mai. Anche il sindaco di Arce, Luigi Germani, era in piazza per gridare “siamotuttiguglielmomollicone”.
«Non dimentichiamo, siamo accanto a chi attende e merita giustizia. E siamo qui per Serena, Guglielmo e Maria Tuzi» ha commentato Andrea Ferraris, consigliere di Penelope Lazio. «La giustizia non ha età e non si giudica in base agli anni che passano» ha aggiunto Ruggiero, facendo riferimento anche al caso di suo padre, “zio Peppuccio”.
A raccogliere pensieri e dediche da portare a Guglielmo, l’attivista Maria Rosaria Pomponio, pronta alla marcia prevista per il 21 febbraio.
 
Le richieste e le memorie
Mentre fuori dal tribunale il sit-in raccontava la partecipazione della società civile a una battaglia per 19 anni condotta soltanto da papà Guglielmo, dentro al palazzo di giustizia si svolgeva un’udienza lampo. Presenti l’ex maresciallo Franco Mottola, Francesco Suprano e Vincenzo Quatrale.
Assenti, invece, Marco Mottola (sembrerebbe per questioni di salute) e sua madre. Grande assente, ancora stazionario a Frosinone dopo l’infarto, Guglielmo Mollicone.
Ieri, come già previsto, è stata la giornata dedicata alle eccezioni degli imputati: l’avvocato Germani per i Mottola, Candido e D’Arpino per Quatrale, Rotondi e Germani per Suprano. In aula, ovviamente, anche gli avvocati De Santis, Salera e Nardoni per i familiari di Guglielmo e Serena e Castellucci per Maria Tuzi.
Le eccezioni sollevate da Germani, Candido e D’Arpino hanno fondamentalmente riguardato il capo d’imputazione formulato(nello specifico l’indeterminatezza del capo d’imputazione rispetto alle contestazioni mosse ai Mottola nei confronti dei quali non è stato mai operato un distinguo) e altre eccezioni riferite soprattutto a Quatrale, tra cui l’inutilizzabilità di alcune intercettazioni ambientali riferite a Tuzi: ricordiamo infatti che sarebbe stata proprio un’intercettazione rimasta nei cassetti per nove anni a indicare agli inquirenti l’ipotesi di istigazione al suicidio nei confronti del brigadiere che per primo indicò la presenza di Serena in caserma lo stesso giorno in cui Serena diventava una ragazza scomparsa. Contestata, sempre per Quatrale, anche la formulazione della richiesta di rinvio a giudizio. Depositate delle memorie difensive in cui sono stati esplicitati tutti i punti ora oggetto d’analisi da parte del pm Siravo che, nella prossima udienza del 21 febbraio, farà le sue controdeduzioni. Poi le eccezioni delle parti civili.
«Noi ci aspettavamo questo attacco – ha commentato Maria Tuzi fuori dal tribunale – ma il 21 saremo qui. Ancora più motivati». Poi ha ringraziato ogni singola persona presente: un sostegno unico. «Una vicinanza importante, che dimostra quanto la gente creda in noi» ha aggiunto Consuelo, sorella di Serena.

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