ARCE – Delitto Mollicone. Chiesto il rinvio a giudizio. I cinque imputati per l’omicidio della studentessa rischiano il processo: il pm Siravo ricostruisce tutti i passaggi. In aula l’ex maresciallo Mottola e i militari Suprano e Quatrale, con difese e parti civili. Due nuove date, poi la decisione

ARCE – Ha sottolineato con precisione ogni passaggio, senza enfasi, senza forzature. Ha inanellato ogni elemento, riuscendo a condensare in poco più di un’ora un’inchiesta che a contenerla c’è voluta un’intera stanza di informative e risultati impensabili fino a pochi anni fa, permettendo di guardare in controluce un mistero lungo diciannove anni. 
Il pm Beatrice Siravo ieri ha dato corpo e anima alle sue istanze, chiedendo il rinvio a giudizio per tutti gli imputati (per ipotesi differenti) per la morte di Serena: per l’ex maresciallo Franco Mottola, la moglie Annamaria e il figlio Marco; per Vincenzo Quatrale e per Francesco Suprano. I tre militari erano in aula: Mottola accanto all’avvocato Germani – ad attenderli anche il professor Lavorino, coordinatore del team di difesa – con Suprano, Quatrale e le rispettive difese. 
Ma in aula anche le parti civili, con l’avvocato De Santis per Guglielmo e l’avvocato Salera per Consuelo, sorella di Serena. E Maria Tuzi, con l’avvocato Castellucci, figlia del brigadiere.
Ieri mattina era attesa la decisione del giudice Di Croce sulle eccezioni preliminari delle difese (tra cui l’indeterminatezza dell’imputazione principale e l’inutilizzabilità di alcune intercettazioni ambientali di Tuzi): tutte rigettate.
Quindi l’inizio della ricostruzione della procura: «generosa ed emozionante» come riferito da Antonio, fratello di Guglielmo. Passaggi netti, dalla scomparsa di Serena al ritrovamento del suo corpo nel bosco di Anitrella, dall’apertura delle indagini al rischio di archiviazione. Centrale, anche nella ricostruzione della procura, la forza di Guglielmo, di quel padre coraggio che ha lottato senza respiro, tra depistaggi e difficoltà, per permettere ai militari del colonnello Imbratta e del colonnello Cagnazzo di arrivare alla riesumazione del corpo della studentessa, iniziando a scavare persino all’interno della caserma di Arce dove, per gli inquirenti, Serena sarebbe stata uccisa. Poi sono state avanzate le richieste: a rischiare il processo sono tutti gli imputati. Le difese non sono apparse sorprese, neppure per le eccezioni rigettate.
«Ce lo aspettavamo? Diciamo che ci aspettiamo sempre tutto. La palestra nella quale si discute è l’aula di giustizia» ha commentato l’avvocato dei Mottola, Germani, che ha aggiunto: «Siamo portatori di interessi di parte, è logico che il pm abbia una motivazione che non condividiamo. E lo spiegheremo nelle prossime udienze».
«Rigettate le eccezioni del decreto di nullità di citazione e quelle avanzate dalle difese degli imputati. Sono state superate e ora si torna in aula il prossimo 13 marzo, poi il 20» ha aggiunto l’avvocato Salera.
«Avevamo valutato la possibilità che le eccezioni fossero rigettate, ci sono orientamenti differenti. Ritorneremo sulle questioni» hanno aggiunto Candido e D’Arpino per Quatrale. 
Come spiegato dall’avvocato De Santis, è stata data la parola a una delle parti civili.
«La dichiarazione del brigadiere Tuzi è da ritenersi veritiera: non aveva alcun motivo contrario – ha spiegato l’avvocato Castellucci, per Maria Tuzi -. Ho messo in evidenza lo stato di pressione psicologica di Tuzi, avendo avuto già nel 2008 la percezione di ciò che sarebbe accaduto oggi». 
 
Carmela Di Domenico
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