ARCE – La verità è vicina Serena e Guglielmo meritano giustizia. La famiglia del “papà-coraggio” va avanti, senza clamore. Il dottor Antonio è pronto a entrare in aula per il fratello e la nipote

ARCE – Bernardella e Guglielmo, 49 anni di matrimonio ieri, insieme dopo tanti lunghi anni. Tutta la famiglia ha fatto visita al cimitero in silenzio. Per dare un saluto a Serena e a entrambi. Un silenzio che anche ora la famiglia del “papà-coraggio” chiede almeno fino alla fine della fase preliminare del processo. Non senza la chiara volontà, come ribadito dal dottor Antonio Mollicone – fratello di Guglielmo – di arrivare alla verità. Ma non a una verità a tutti i costi. Sarà compito suo e della nipote Consuelo, ora, raccogliere l’importante testimone che Guglielmo ha lasciato. Un seme che è già germogliato nel cuore di una larga parte delle famiglie italiane. Perché la sua battaglia per la verità e per la giustizia, come ricordato dall’avvocato De Santis durante l’elogio funebre di mercoledì scorso, sono diventate parte del sentimento di quella società civile che non si arrende.

 

Una compostezza unica, quella di suo fratello, anche nei momenti più difficili della battaglia. Un riserbo che anche voi avete sempre mostrato. Che effetto le ha fatto vedere tanto affetto, tanta partecipazione nel giorno dei funerali di Guglielmo?

«Sia Guglielmo che Serena, un po’ come l’intera famiglia, hanno sempre mostrato un modo di porsi senza scalpore. Senza clamore. Un modo di essere che ha conquistato l’affetto di molte persone: non possiamo che ringraziare quanti ci sono stati vicini, quanti hanno seguito e stano seguendo in silenzio, a casa, l’intera storia di Serena e la battaglia per la verità: l’unico modo per partecipare a una perdita inconsolabile, così come lo è stata quella di Serena. E come fu, allora, della madre. Ci fa piacere cogliere questa sensibilità etica e morale comunitaria, discreta e forte. Una partecipazione che sentiamo e che riesce a fare un po’ da cornice a questa situazione. Ora la parola passa al tribunale. Speravamo di arrivare a questo momento insieme già diversi anni fa. Avremmo avuto di certo il picare di affrontare tutto insieme, di capire come sia stato possibile uccidere una ragazzina inerme. Ora non è così. Ma la presenza della società, quella vera, non può che darci forza».

 

Siete pronti ad affrontare adesso il processo?

«Vorremmo arrivare alla conclusione della fase preliminare a luglio. Chi è chiamato a decidere, lo farà di certo serenamente con tutte le prove da valutare, con ogni indizio da analizzare. Noi ci troviamo sempre a risalire la corrente, ma siamo pronti. Non ci sono mai stati vinti né vincitori. E se non si dovesse riuscire ad andare fino in fondo, avremmo perso tutti: Serena si è fidata della sua onestà e della sua lealtà. Serena rappresenta un’etica sociale che non può essere tradita. Ora, a magra consolazione, ci auguriamo che la verità salti fuori e che ci sia giustizia. Ma non una giustizia a tutti costi: non serve un capro espiatorio qualunque, a rispondere di quella violenza efferata siano i responsabili. C’è da inorridire a pensare a ciò che è accaduto a una ragazza dall’animo puro, a quella violenza crudele, perversa, ritualizzata. È ora di cercare questa verità, una verità da difendere, da contrapporre alla bestialità che ha divorato la generosità di Serena. Noi non abbiamo dubbi. Voglio ringraziare il nostro avvocato Dario De Santis, che ha condotto da sempre con noi questa difficile battaglia con competenza, saggezza, passione. Ma anche la professoressa Cattaneo, uno scienziato dalle doti umane straordinarie, così come il generale Garofano. A nessuno di noi interessa trovare un colpevole a tutti i costi: siamo fiduciosi perché sappiamo di essere vicini alla verità».

 

L’amore per il prossimo e per gli animali racconta una cifra umana straordinaria di Guglielmo. Chi si occuperà adesso dei suoi amici a quattro zampe?

«Guglielmo e sua moglie, che in effetti cercava di contenere questa passione smodata per gli animali (soprattutto quelli sofferenti e soli) per non esserne “sommersa”, hanno dato questo insegnamento a Serena e a Consuelo. Ricordo un episodio in particolare: Serena piccola, in auto con il papà dopo aver acquistato libri per la scuola. Per strada fece fermare il padre per far salire un cane gigante, trovato sulla strada del ritorno. E mi chiese di poterlo “ospitare” per una notte. Per lei non c’erano davvero ostacoli e l’amore verso il prossimo e verso gli animali erano parte della sua educazione. Ora sarà Consuelo a prendersene cura».

CARMELA DI DOMENICO

50
Share Button