ARCE – Una forza straordinaria che supera ogni barriera. Le ultime parole prima del malore fatale. Il ricordo di Garofano

A QUARTO GRADO – «Fino a quando io vivrò, fino a quando non ci sarà giustizia, io non mi fermerò». Parole pronunciate ai microfoni di “Quarto Grado” – che venerdì ha dedicato un altro servizio all’omicidio di Serena – pronunciate da Guglielmo nel giorno dell’udienza preliminare, poi rinviata per una questione tecnica.

Papà Guglielmo non sapeva che il suo corpo affaticato da una battaglia estenuante lo avrebbe tradito, costringendolo a un lungo ricovero. Fino a domenica scorsa, quando la sua scomparsa prematura ha sconvolto e commosso l’Italia intera. Un malore che non ha permesso, però, di tradire i suoi obiettivi visto che la battaglia per la verità – ora affidata al fratello Antonio, alla figlia Consuelo e alla difesa rappresentata dall’avvocato De Santis – è più viva che mai. Il trenta giugno non sarà in tribunale ma il suo testimone non è affatto perduto.

Da un punto di vista tecnico-giuridico, come ricordato venerdì anche dal generale Garofano, punto cruciale dell’intera vicenda resterebbe la porta dell’alloggio della caserma contro la quale Serena sarebbe stata scaraventata.

«Ci sono stati momenti durissimi, in cui abbiamo pensato che tutto fosse perduto – ha dichiarato in onda il generale Luciano Garofano, consulente della difesa Mollicone -. Ad esempio dopo la riapertura nel 2011, quando il pm era intenzionato a chiudere. È stata la forza di Guglielmo, una forza che ha saputo infondere in tutti noi, a farci andare avanti. Poi sono arrivati i nuovi accertamenti che hanno portato a una svolta».

 

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