DELITTO MOLLICONE – Serena, ora parte il processo. Prima udienza per l’ex maresciallo Mottola, il figlio, la moglie e gli altri due militari coinvolti Suprano e Quatrale. Sarà a porte chiuse per il rischio pandemia ma solo per questa volta. Grande attesa per conoscere date future e testi ammessi

ARCE – Omicidio di Serena Mollicone, l’inchiesta sbarca in aula. Dopo oltre vent’anni di battaglie avrà luogo questa mattina la prima udienza dibattimentale a carico dell’ex maresciallo Franco Mottola, del figlio Marco, della moglie Anna Maria e degli altri due miliari coinvolti Vincenzo Quatrale e Francesco Suprano, quest’ultimo accusato di favoreggiamento. Un’udienza tecnica che servirà a formalizzare alcuni aspetti e certamente a calendarizzare le udienze.

Oggi il processo verrà celebrato a porte chiuse con la richiesta per la stampa di restare persino ben oltre l’ingresso esterno del palazzo di giustizia: stringenti le misure di contenimento della pandemia. Una decisione necessaria anche per la “zona rossa”.

Ma dalla prossima udienza si procederà con il coinvolgimento della stampa: un processo non qualunque, in cui come scrive proprio il presidente del tribunale Capurso «sussiste un interesse sociale particolarmente rilevante alla conoscenza del dibattimento». Questo anche alla luce dell’importante risultato ottenuto dai giornalisti per il processo di ’ndrangheta Rinascita Scott in corso a Lamezia Terme, dove il via libera del tribunale di Vibo Valentia per le riprese è arrivato proprio in virtù «dell’interesse sociale particolarmente rilevate alla conoscenza del dibattimento». Un elemento posto in evidenza anche per il caso Mollicone. Oltre duecento i testimoni che dovranno costruire in aula la verità giudiziaria di un caso che dopo tutti questi anni resta ancora irrisolto.

Quel 1° giugno 2001 è un’altra Italia. Il papa è ancora Giovanni Paolo II. Serena Mollicone è una studentessa di 18 anni di Arce che deve sostenere l’esame di maturità, che quel giorno esce di casa per non farvi più ritorno. Le indagini, almeno nella prima fase, prendono una piega diversa: in manette e sotto processo finisce il carrozziere Carmine Belli. Il 7 luglio 2004 Belli è assolto dalla Corte d’assise di Cassino: non è lui l’assassino di Serena. La sentenza sarà confermata in appello il 31 gennaio 2006 e poi in Cassazione. Da allora inizia un’altra partita. Dalla riapertura delle indagini in poi i colpi di scena sono stati davvero molti: il coinvolgimento – insieme all’ex maresciallo Franco Mottola, al figlio e alla moglie – anche (agli inizi del dicembre 2017) del sottufficiale Francesco Suprano. Poco dopo, in una sorta di partita a poker, di Vincenzo Quatrale. Persino l’utilizzo di tecniche scientifiche prima inimmaginabili; la estumulazione, fino ad allora impensabile, del corpo di Serena per il viaggio verso il Labanof di Milano; una nuova pista che ha portato gli inquirenti all’estero; l’ingresso di telecamere speciali del Ros per ricostruire virtualmente il delitto in caserma. Un lavoro monumentale da parte della procura: 52 i faldoni che vengono creati, divisi in due indici. Poi chiede il giudizio per la famiglia Mottola e per i due militari. Ancora difetti di notifica e udienze traslate mentre papà Guglielmo lasciava la sua vita terrena.

A raccogliere il suo testimone associazioni e cittadini che hanno raggiunto Cassino da Comuni del Nord e del Sud. Ora ci siamo. Le difese sono pronte.

 

Da Ciociaria editoriale Oggi: C. Di Domenico

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