Accusato di omicidio – Due turisti uccisi da un cocktail di allucinogeni, l’inchiesta arriva in Ciociaria

Arriva in Ciociaria l’inchiesta per la morte di due italiani in Amazzonia.
Il veneziano Denis Tronchin, 29 anni, e il milanese Emiliano Eva, 28, sono rimasti uccisi durante un rito sciamanico in Ecuador nella notte tra il 5 e il 6 agosto del 2006. Ora i magistrati ecuadoriani hanno emesso un mandato di cattura nei confronti degli altri sei italiani che hanno preso parte al viaggio, ma che, soprattutto, furono presenti al rituale sciamanico al termine del quale persero la vita Denis ed Emiliano. Tra i sei c’è anche B.D.F, carpentiere di 42 anni di Arce.
A dare la notizia è stato il quotidiano La Repubblica, che, ieri, a firma di Paolo Berizi, ha dedicato al caso un’intera pagina. In Amazzonia, oltre alle vittime, c’erano A.A., F.D.G (che attraverso il sito “il tamburo degli scamani” organizzava viaggi in Ecuador), E.Z., G.R., I.S. e appunto D.F.. I magistrati che indagano sul caso avrebbero già accusato quattro sciamani Shuar che avrebbero eliminato i corpi dei due dopo l’overdose da allucinogeni. Quindi i magistrati avrebbero spostato il tiro in Italia, accusando di omicidio colposo i compagni di viaggio di Eva e Tronchin. «In sostanza – scrive Berizi – non fecero nulla, pur conoscendo il rischio che correvano, per dissuadere Denis ed Emiliano a sperimentare la maikiuwa, una pozione ancor più potente dell’ayahuasca che invece tutto il gruppo consumò». Solo per A. l’accusa è di omicidio premeditato, essendo accusato di aver chiesto di preparare per i due turisti il cocktail mortale. Il mandato di cattura – spiega ancora La Repubblica – non è ancora internazionale. Lo diventerà se i familiari delle vittime «avvieranno un’istanza processuale propria». Solo in questo caso potrebbe scattare l’arresto e la conseguente richiesta di estradizione.
Secondo l’accusa dopo la morte, ci fu chi si incaricò di far sparire i corpi, che vennero ritrovati a dicembre. Dentro dei sacchetti e con le ossa spezzate con una motosega. Nello stesso luogo sono stati ritrovati altri tredici cadaveri. Per questo c’è chi sostiene che dietro la morte degli italiani si nasconda un traffici internazionale di organi e di teschi in particolare.
L’allarme in Italia scattò al rientro dei compagni di viaggio di Denis ed Emiliano. I genitori degli scomparsi lanciarono diversi appelli. Dal canto suo, D.F., nell’intervista pubblicata su Ciociaria Oggi del 3 settembre 2006, affermava: «Le nostre strade si sono divise il 6 agosto. Quella notte abbiamo dormito nella selva, all’aperto. Ma all’alba i miei due compagni di viaggio si sono alzati, accompagnati da un paio di guide. Dopodiché non si è saputo più nulla».

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