Altro palazzo, altri indagati – Amministratori, tecnici e funzionari. Le accuse: truffa, falso ideologico e abuso d’ufficio

ARCE – Sei avvisi di garanzia sulla vicenda del palazzo Baisi.
Sarebbero quelli fatti recapitare ieri mattina dal magistrato della Procura della Repubblica di Cassino, la dottoressa Perna, a conclusione di una lunga serie di indagini sul fabbricato del centro storico.
A carico di due amministratori comunali, un funzionario dirigente dell’ente, due tecnici progettisti e un privato cittadino, sarebbero stati riscontrati elementi utili alla formulazione di una o più imputazioni penalmente rilevanti. Da indiscrezioni, infatti, sarebbero stati contestati a tutti e sei i reati di truffa e falso ideologico, mentre per il dirigente e gli amministratori pubblici si è aggiunto anche l’abuso d’ufficio. La vicenda, che risale all’ottobre 2007, riguarda un’immobile sito nella parte vecchia del paese acquistato dal Comune per essere ristrutturato e quindi adibito a mini appartamenti di edilizia popolare, unitamente alla ristrutturazione della vecchia caserma dei Carabinieri. Tutto ciò grazie ad un finanziamento di circa un miliardo e mezzo delle vecchie lire stanziato da un intervento della Regione Lazio. I lavori però, seppur finanziati e successivamente in parte pagati, non sarebbero mai stati ultimati, tanto da far sollevare dai banchi dell’allora opposizione il sospetto che ci fosse sotto qualcosa di strano. Dubbi che in qualche modo trovarono riscontro quando si è venuto a scoprire, quasi casualmente, che il contratto di compravendita tra il cittadino e il Comune non era mai stato registrato e che sullo stesso gravavano anche alcune ipoteche. Non solo. Circa un anno fa l’intera vicenda, a seguito di un esposto di un privato cittadino, è diventata oggetto un indagine della Corte dei Conti di Roma. I magistrati dell’organo costituzionale stanno verificando eventuali responsabilità patrimoniali, amministrative e contabili. In quell’occasione furono acquisite dai Carabinieri della stazione di Arce diversi documenti e furono sentite diverse persone interessate ai fatti. Ora, gli avvisi di garanzia, già da tempo nell’aria, appaiono come un naturale atto consequenziale alle indagini. Tra qualche tempo, sarà il Gup, dopo aver raccolto le eventuali memorie difensive, a decidere su un possibile rinvio a giudizio.

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