Anniversario del centenario – Con strascichi di polemiche

ARCE – La disputa dei cento anni, divide il paese.
Si è tenuta domenica scorsa, presso l’aula consiliare Antonio Renzi la cerimonia dei cento anni d’insediamento nella sede municipale. Il convegno promosso dall’assessore Brigida Fraioli intendeva commemorare questo particolare evento con la partecipazione dei sindaci che hanno ricoperto la carica in questo secolo, e il coinvolgimento di alcuni storici locali. In realtà la manifestazione, a giudicare dal pubblico presente, non ha avuto molto successo. Forse il maltempo, forse le modalità d’invito troppo “centellinate”, il paese si è trovato diviso anche di fronte a quella che poteva essere una cerimonia che accumuna l’identità di un popolo.
 «E’ stato offesa – ha detto Romeo Fraioli, presidente dell’Istituto di studi storico-politico Bernardo Nardone di Arce – la memoria della personalità storicamente più importante del paese. Lo spostamento della sede municipale del 1910 – ha spiegato il presidente Fraioli – è avvenuto per opera esclusiva dell’avvocato Bernardo Nardone, pro-sindaco del comune di Arce e vero condottiero dell’amministrazione che era allora al potere, così come si evince dai documenti conservati nei vari fondi dei più autorevoli archivi di riferimento. Dal progetto originario della manifestazione – prosegue ancora Fraioli – che mi vedeva insieme ad altri nel doppio ruolo di organizzatore e di relatore e a cui ho partecipato non solo in qualità di presidente dell’Istituto di studi storici intitolato proprio a Bernardo Nardone ma anche per aver dato alle stampe nel 1999 una corposa monografia a lui dedicata, è stata cancellata l’apposizione di una targa rievocativa proprio nel momento in cui per il centro storico ne appaiono altre molto più anacronistiche e discutibili. Una targa – aggiunge ancora Fraioli – che avrebbe avuto il compito di raccontare agli arcesi attuali ma soprattutto a quelli futuri quella microstoria avvenuta nei primi decenni del secolo scorso e che in questo modo, per volontà di qualche “piemontese” nostrano, verrà presto dimenticata. Non è bastata la contestualizzazione del personaggio Nardone nella storiografia nazionale e a niente sono valsi i numerosi studi di importanti autori per riconoscere finalmente in questo paese, al figlio dello stallino che aveva la pretesa di fare di suo figlio un dottore, quello che oggi gli compete. Sono bastate invece le opinioni di chi ogni volta ha la pretesa di raccontare consapevole, sempre e comunque, la storia che più gli aggrada, da vero e navigato “piemontese” e di coloro che, complici ignari, hanno scelto di seguirlo offendendo ancora una volta la memoria della personalità storicamente più importante che Arce abbia mai avuto tra i suoi figli. Ma si sa – ha concluso Fraioli – come diceva qualcuno, chi comanda il mare guida la storia! A noi, deferenti, solo il compito di ringraziare!».

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