Caso Mollicone, l’appello del padre – L’inchiesta sull’omicidio dopo quasi tredici anni non è ancora arrivata a individuare l’assassino

ARCE – «Una cerchia di persone più ristretta: è lì che dovrebbero concentrarsi le indagini per dare un volto ed un nome all’assassino o agli assassini di Serena Mollicone» ed a chiederlo è il padre Guglielmo. L’inchiesta sull’omicidio della diciottenne, dopo quasi tredici anni, non è ancora arrivata a individuare l’assassino. Anche la comparazione delle impronte digitali di 310 persone (ritenute nella frequentazione di Serena) con quelle ritrovate sul nastro adesivo usato per legare la studentessa, ha dato esito negativo. Così come i test del Dna che hanno interessato 272 persone. Un maxi accertamento disposto dal procuratore capo di Cassino Mario Mercone e svolto dai Ris di Roma che non ha però portato all’attesa svolta per il giallo di Arce. «Ora si prenda il Dna anche a quelle tre-quattro prostitute polacche e si facciano tutti gli accertamenti del caso», dice Guglielmo Mollicone. E poi continua: «La procura ce la sta mettendo tutta, ma ci aspettiamo indagini più ristrette e mirate». Secondo il papà di Serena la figlia non è stata uccisa da coloro che sono stati sottoposti all’ultimo accertamento. «Dal giorno della morte di Serena – conclude Guglielmo Mollicone – il nostro dolore non si è mai affievolito».

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