Centro rifugiati, i cittadini insorgono: non ci stiamo a passare per razzisti! – La protesta dei residenti nelle palazzine di via Magni

ARCE – «Non ci stiamo a passare per razzisti».
I cittadini che abitano nelle palazzine interessate all’accoglienza dei rifugiati politici intervengono nel dibattito sollevato nei giorni scorsi da maggioranza ed opposizione. La risposta dell’amministrazione comunale, che ha condannato la preoccupazione dei cittadini come semplice pregiudizio nei confronti degli immigrati, arrivando a parlare di «crimine contro l’umanità», non è piaciuta a parecchi in paese.
Ieri mattina i condomini di via Magni, dopo aver appreso del comunicato apparso sulla stampa, si sono ritrovati per puntualizzare quanto è accaduto e quali erano le loro reali preoccupazioni.
«Non abbiamo alcun pregiudizio di sorta. – Ci dice un loro portavoce – E siamo dispiaciuti che i nostri amministratori, che in un paese piccolo come il nostro ben ci conoscono, possano additarci di commettere “crimini contro l’umanità”. Il sindaco e i suoi – ha proseguito l’incaricato – hanno affermato che a persone come noi non hanno nulla da dire. E’ una dichiarazione grave, che ci offende. Soprattutto – spiega ancora l’uomo – dopo che mercoledì scorso in comune abbiamo palesato le nostre preoccupazioni e ci sembrava che il primo cittadino e gli amministratori presenti le avessero comprese. E’ evidente che così non è stato. Nelle nostre palazzine abita tutta brava gente, che vive del proprio lavoro, con la propria famiglia, in cerca di serenità ed armonia. E’ giusto, però, che il paese conosca come siano andati i fatti. La realtà – racconta ancora il portavoce dei condomini – è che da diverse settimane circolavano insistentemente voci della costituzione di un centro per rifugiati presso i nostri palazzi. Abbiamo cercato, informalmente, di sapere di più. Ma nessuno è stato in grado di darci notizie su quanto si stava facendo. Poi abbiamo letto questa famosa delibera in cui, con una acronimo C.R.A., si parla dell’approvazione di un Centro Rifugiati Arce. Credo – fa notare – che ci sia una bella differenza tra un centro rifugiati ed accogliere una famiglia palestinese. E forse qualche informazione in più, visto che la gestione parte da un ente locale, si poteva anche dare. La pericolosità delle persone non la valutiamo per il colore della pelle ma qualsiasi persona che ha buon senso ed ha a cuore la propria famiglia si interesserebbe a sapere che verrà ad abitare sul pianerottolo a fianco, a prescindere dalla nazionalità, dall’estrazione sociale, dalla religione, dalla cultura. Ben vengano gli atti di solidarietà, ma ben vengano anche gli sforzi a far condividere certe scelte. Integrare non significa solo catapultare delle persone da un posto all’altro. Ma anche farle inserire in una comunità locale, con un lavoro, con la scuola, con la normale socializzazione. Tutto questo, a quanto pare, per l’amministrazione non conta. Dicono di non avere nessun motivo per sensibilizzare i cittadini, probabilmente perché – ha concluso l’uomo – il loro fare non va oltre la punta del loro naso. Ed è forse questo il nostro più grosso rammarico!».

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