Cimitero della vergogna – La minoranza: dimissioni! Marzilli: scenario deprimente che non fa onore a nessuno

ARCE- Preservativi nel piazzale del cimitero e rifiuti accatastati, l’opposizione chiede le dimissioni del primo cittadino.
Ancora una volta, tornano a far discutere le condizioni in cui versa il camposanto comunale.
Il consigliere Marzilli prosegue la sua battaglia per evidenziare le carenze attribuibili a suo dire, all’amministrazione comunale.
«Il custode è in ferie ci ha detto Marzilli -. Il necroforo non c’è. I cancelli vengono aperti e chiusi da un volontario e il cimitero è nel totale degrado. Preservativi, detriti e rifiuti di ogni genere nel piazzale sterno. All’interno cesti dell’immondizia stracolmi, fiori vecchi, secchi e putrefatti che emanano cattivo odore. Materiale da demolizione lasciato negli angoli, vecchie lapidi e accessori funebri abbandonati un po ovunque. Uno scenario – prosegue – deprimente che non fa onore a nessuno e che rattrista oltremodo quanti quotidianamente vengono a trovare i propri cari in questo luogo sacro».
L’ex assessore alle Politiche sociali ci va giù duro su un problema che ormai ciclicamente si ripresenta.
Probabilmente Marzilli sa che il momento è molto delicato e che sul personale da reperire per il cimitero è in atto uno scontro all’interno del palazzo municipale.
Proprio alcuni giorni fa, infatti, il sindaco avrebbe chiesto agli uffici di verificare la possibilità di assumere uno o due operai da adibire, tra le altre funzioni, anche alla manutenzione del cimitero rinunciando alla nomina dell’istruttore amministrativo part-time. Richiesta alla quale il funzionario competente avrebbe risposto con la necessità di avere tempo per i conteggi almeno fine alla fine di settembre, scatenando le ire del primo cittadino.
«La situazione a Isoletta – ha ripreso Marzilli – non è da meno. Stando così le cose è ormai chiaro che questa amministrazione non è capace a dare risposte neanche nei servizi basilari. E’ per questo – ha concluso – che chiedo al sindaco Simonelli di dimettersi, lasciando la possibilità che siano altri ad amministrare il paese».
 

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