Colantonio, il palazzo e le ‘fastidiose verità’ – L’assessore all’Ambiente risponde alle accuse rivoltegli

ARCE – Le picconate dell’assessore Vincenzo Colantonio infastidiscono qualche amministratore di “lungo corso”.
«Prima di parlare del palazzo in piazza dovresti pulirti la bocca! Tu e qualche altro misero assessore della giunta di cui fai parte!».
Sarebbero le parole rivolte qualche giorno fa, per telefono, all’assessore all’ambiente. Reo, secondo la ricostruzione dei fatti e le accuse dello stesso denunciate pubblicamente su un noto social network, di aver aspramente criticato nell’ultima seduta del consiglio comunale le diverse opere pubbliche incompiute e la responsabilità politiche a queste connesse.
«Che cosa ha detto le mia “sporca bocca” sul palazzo della piazza? – Scrive Vincenzo Colantonio – Che è indegno che per una struttura finanziata per un milione di euro dalla Regione, si spendono 900 mila euro per il solo cemento armato ridotto di un piano e accorciato di qualche metro, perché cadeva su un’altra opera pubblica. Ho parlato – ha aggiunto – di altre opere, come palazzo Baisi, il mattatoio, le fogne di Collealto, che possono rappresentare la Salerno-Reggio Calabria della nostra città! Qual è – prosegue ancora Colantonio – l’indecenza delle mie affermazioni? Non so se negli atti inerenti queste opere si possono riscontrare reati. La magistratura, sul palazzo di vetro, dice di si poiché ci sono state condanne penali, ma essendo solo il primo grado sarebbe ingiusto dare un giudizio definitivo. Sicuramente però – sottolinea ancora – ci sono responsabilità politiche enormi e gravi. I cittadini, dopo decenni, si sono liberati di quel sistema ma forse, ancora oggi, sono inconsapevoli dei danni che ha provocato alla nostra città. Mentre Ceprano, pur tra tante difficoltà in venti anni è diventata una cittadina, Arce è rimasta al palo, poiché le risorse invece di essere destinate allo sviluppo sono state utilizzate per realizzare il nulla. Hanno rimpinguato – spiega senza mezzi termini Colantonio – le tasche di professionisti e ditte che, facendo il loro mestiere, sono le uniche che hanno ricavato qualcosa dagli stanziamenti degli enti superiori. Il piano regolatore che, in ogni paese del mondo, è un elemento che pianifica la crescita della città, nella nostra è stato un mero strumento di arricchimento per i vari palazzinari e per qualche proprietario che si è ritrovato un patrimonio solo per il retino su una cartina. La collettività – chiede l’assessore – cosa ci ha guadagnato? Lo sviluppo complessivo della città cosa ci ha guadagnato? Nulla! Questo stato di cose lo pagano tutti i cittadini, oggi e chissà per quanto tempo, e per questo non ho mancato e non mancherò in futuro di rimarcare la discontinuità con il passato che è, e deve essere, forte. Arce – ha concluso – ha attraversato venti anni di medioevo e qualsiasi collegamento con questo recente passato deve essere reciso se si vogliono dare speranze, opportunità, motivazioni ed evitare che i giovani scappino dal paese come da un girone dell’inferno».

47
Da: ; ---- Autore: