Con il riordino degli uffici comunali la biblioteca finisce… tra le scartoffie – Per favorire l’arrivo del Corpo Forestale dello Stato

ARCE – Riordino degli uffici comunali, la biblioteca finisce in… archivio.
Da alcuni giorni al comune di Arce si stanno ottimizzando gli spazi destinati ad ospitare i vari servizi e settori. Nelle scorse settimane erano stati eseguiti alcuni lavori nell’androne della casa comunale, che hanno riportato alla luce dei maestosi archi in pietra dell’antica struttura.
Il riordino, però, si è reso indispensabile per una serie di necessità sorte da qualche mese. Il consiglio comunale, infatti, nella delibera dello scorso 31 dicembre, su proposta della maggioranza si è pronunciato favorevolmente alla concessione di alcuni locali finalizzati ad ospitare la stazione del Corpo Forestale dello Stato, attualmente ubicata a Ceprano. La forza di Polizia sarà ospitata nelle stanze al piano terra, dove ora si trova l’anagrafe, mettendo in modo un effetto domino tra gli uffici. Lo sportello dell’anagrafe, infatti, si sposterà al primo piano negli uffici dove ha sede il Consorzio Museale della Valle del Liri. A sua volta, il personale del consorzio scenderà al piano terra, in dei locali più piccoli, dove ora è ubicata la biblioteca comunale. Quest’ultima, impacchettata, sarà allocata provvisoriamente nell’archivio. C’è da dire che la biblioteca, seppur composta di una discreta collezione di libri, non è mai funzionata. O meglio, da oltre venti anni, gli amministratori che si sono succeduti non sono riusciti a far partire un servizio che altrove svolge un ruolo di riferimento per tutte le iniziative culturali. Il futuro della biblioteca comunale, a questo punto, potrebbe essere quello di confluire in quella dell’Istituto Comprensivo, presso le scuole del paese, nell’intento di svolgere una duplice funzione sia didattica, che aperta alla fruibilità della cittadinanza. L’emergenza degli edifici scolastici e l’accorpamento della scuola primaria a quella secondaria, però, non consentiranno, che i libri possono riposare ancora per un po’, ironia della sorte, tra i miglia di atti della stessa burocrazia di cui sono vittima.

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