Dimissioni sulla fiducia – La decisione dopo il colpo di scena in Consiglio di Lucio Simonelli. ‘Non so fino a che punto esista ancora una coalizione’

ARCE – Con la lucidità di chi è convinto che se non fosse stato un atto dovuto per una inequivocabile mancanza di fiducia, sarebbe certamente passato come chiaro segnale politico di una forza in evidente disgregazione.
Una scelta che era già nell’aria durante l’assise comune di sabato scorso, quando i suoi discorsi sulla «sfiducia nei confronti del capogruppo di maggioranza» non lasciavano dubbi su futuri, e nemmeno troppo lontani, sviluppi.
E così, è stato. L’assessore al bilancio Marco Marzilli, ieri ha rassegnato le dimissioni da leader del gruppo “Liberamente per Arce”, «perché uno – ha commentato – può ritenersi rappresentativo di una coalizione fino a quando i componenti dimostrano fiducia in lui. Quello che è accaduto sabato in Consiglio è un chiaro segnale che tale rapporto non esiste più e io non intendo imporre io mio ruolo ad alcuno che non mi riconosca come tale. Ma, a, questo punto mi chiedo se si possa ancora parlare di “Liberamente per Arce” perché appare fin troppo chiaro che delle fratture ci sono. L’argomento che ho illustrato da capogruppo durante la seduta di sabato è relativo anche al mio assessorato: dunque devo capire se esiste ancora la fiducia anche nel mio ruolo di amministratore. Su questo mi confronterò a breve con il sindaco».
Quanto al consiglio tributario, Marzilli ha tenuto a spiegarne funzioni e modus operandi.
«La figura del Consiglio tributario – spiega – è stata istituita al fine di coadiuvare i Comuni nella lotta all’evasione fiscale e tributaria. Lo scopo era la gestione dei tributi locali e dell’importa di famiglia, tributo soppresso dalle riforme fiscali degli anni settanta. Molto tempo dopo il governo di centro–destra, con la manovra correttiva 2010 (D.L. 78/2010) e quella 2011 (D.L. 138/11), ha “riesumato” i Consigli tributari. In sostanza lo Stato centrale taglia i trasferimenti e i Comuni devono partecipare all’attività di accertamento tributario e fiscale per colmare la riduzione progressiva dei trasferimenti, direttamente dai cittadini. Infatti tutte le somme recuperate dalla lotta all’evasione vengono trasferite all’ente dal Consiglio tributario che si avvale della collaborazione degli uffici comunali ed è formato da cittadini in possesso di determinati requisiti nominati dall’assise civica. Certo è che viene a realizzarsi una commissione di ruoli e di competenze che, per legge e per Costituzione, spetterebbero allo stato centrale. Chiamiamoli “spioni”, chiamiamoli “delatori” ma questo, ad oggi -  conclude Marzilli – è il dato normativo e come tale va rispettato».

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