Falsi profili Facebook – Roberto D’Auria, Luigi Germani e Sisto Colantonio le vittime. Le reazioni: ‘Formalizzeremo un esposto alla Polizia postale’

ARCE – Falsi profili su Facebook, dopo quello del sindaco altri consiglieri comunali nel mirino dei “ladri” d’Identità. Il fenomeno dei cosiddetti “fake” non risparmia nemmeno i politici arcesi. Lo scorso settembre era stato proprio il sindaco Simonelli a denunciare l’esistenza di un profilo con il suo nome, aperto da ignoti senza il suo consenso. Il fatto destò più di qualche preoccupazione in quanto alcune delle immagini pubblicate nella bacheca avevano dei contenuti sessualmente espliciti. Ora, a distanza di qualche mese, sono almeno tre i profili che circolano da un paio di giorni nella rete. Si tratta dei consiglieri di minoranza Roberto D’Auria, Luigi Germani e Sisto Colantonio. Nessuno dei tre è stato mai iscritto a Facebook. «Da qualche giorno – ci ha detto l’ex sindaco Germani – sto ricevendo numerose telefonate da amici e conoscenti che mi chiedono se mi sono iscritto a Facebook e se gli ho richiesto l’amicizia. Assolutamente non ci sono io dietro a quel profilo che porta il mio nome e che usa anche delle mie foto». «Anche a me – ci ha detto invece Roberto D’Auria – hanno segnalato l’esistenza di pagine con il mio nome da me mai autorizzate o aperte. In realtà – prosegue – non è la prima volta che accade e quindi, assieme ai colleghi consiglieri che sono vittime di questi fatti, stiamo procedendo a formalizzare un esposto alla Polizia postale per chiedere la chiusura di questi profili». Va ricordato che sostituirsi sui social network ad una persona reale, creando un falso profilo, è punibile civilmente e penalmente. E sfuggire all’individuazione della Polizia postale non è facile. Chi si iscrive a Facebook, infatti, anche se non rende pubblici i propri dati, lascia comunque una traccia di se. Per esempio attraverso l’indirizzo mail con sui si effettua la registrazione e dal quale possono partire le indagini. Chi si nasconde dietro a questi gesti è difficile a dirsi. Probabilmente si tratta di persone in cerca di visibilità o di qualche ragazzo in vena di bravate. Una goliardata però che potrebbe costare cara e, nel caso di un minore, potrebbero essere i genitori chiamati a risponderne.

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