Giallo di Arce, nuovi accertamenti – Altre 9 persone sono finite nel mirino degli inquirenti per essere sottoposte ad analisi

ARCE – Giallo di Arce, non è terminata la “caccia al killer”. Nuove prove potrebbero aprire importanti sviluppi e portare, si spera, alla soluzione del caso.
Con queste parole il professor Carmelo Lavorino, criminologo, consulente di Francesco Suprano su incarico della difesa sostenuta dall’avvocato Eduardo Rotondi ed Emiliano Germani, ha aperto la conferenza stampa indetta ieri pomeriggio a Cassino, presso lo studio dell’avvocato Filippo Visocchi. Un incontro voluto per ribadire, alla luce delle importanti verità investigative emerse nei giorni scorsi, la assoluta estraneità dai fatti di Francesco Suprano, finito nel registro degli indagati insieme ad altre cinque persone (tutte ad oggi “scagionate” dalle analisi scientifiche effettuate), ma soprattutto per ribadire che l’attività inquirente prosegue senza sosta per cercare il nome che corrisponda perfettamente alla “firma” già lasciata sul nastro adesivo usato per legare Serena.
«Contro Suprano non c’è nemmeno l’ombra di un indizio visto di profilo, non solo per l’alibi di ferro fornito dallo stesso ma anche per l’assenza di alcuna traccia biologica, comportamentale, telefonica o dattiloscopica sulla scena del crimine o sulla vittima, che possano essere ricollegabili a lui» ha spiegato il professor Lavorino, direttore del Cescrin, parlando anche a nome della difesa.
«La Procura è stata molto meticolosa, garantista, lavorando realmente a 360 gradi, infilandosi in tutti i meandri della questione. Accanto al lavoro dei Ris, abbiamo indicato alcune attività investigative che la procura dovrebbe effettuare ed in caso contrario potremmo provvedere anche noi, come l’analisi sul libro “Diritto sul lavoro” rinvenuto accanto al corpo di Serena».
E’ questo preciso elemento, oltre alle tracce rinvenute sul nastro usato per legare la studentessa (l’impronta 15 D e 12 B) che già hanno raccontato molto di colui o coloro che si macchiarono del sangue di Serena, ad aprire nuove prospettive.
«All’interno del libro c’era una ricevuta, quella dell’ortopanoramica effettuata alle 8 e 30, che all’epoca fu analizzata ma che ora, sottoposta nuovamente ad accertamenti da parte dei Ris, ha fatto emergere impronte papillari non riferibili a Serena» ha continuato il criminologo. «A questo punto, tali impronte potrebbero appartenere al tecnico di laboratorio che effettuò l’esame, alla persona che ha battuto lo scontrino o a quella persona che avrebbe captato Serena posizionando la ricevuta nel libro (lasciato a 5 metri dal corpo), per un’alterazione della scena del crimine. Ma all’interno dello stesso libro sono state ora rinvenute anche delle scritte  vergate a mano, sia a penna che a matita. Per questo abbiamo chiesto che vengano fotografate le scritture per compararle a quella di Serena, certi del fatto che non appartengano alla studentessa».
Che ruolo avrebbe avuto l’autore delle scritte? Potrebbe essere la stessa mano assassina? Gli interrogativi aperti da questa prospettiva sono numerosi.
«Occorre comparare le impronte papillari repertate sul nastro adesivo che legava le gambe della vittima con le impronte papillari di tutte le persone che avevano opportunità e possibilità e possibilità di frequentarla»: oltre alle 150 persone sottoposte ad indagine dattiloscopica (di cui 120 indicate dal Cescrin) ora sarebbe stato individuato un gruppo di 9 nuovi soggetti e possibili omonimi che avrebbero potuto incontrare Serena nel loro percorso di vita. Non obbligatoriamente nelle ultime ore di vita della studentessa.
«Stiamo anche lavorando su come fosse vestita Serena il giorno della scomparsa visto che esistono due gruppi di persone che hanno offerto testimonianze differenti» ha continuato il professor Lavorino: Serena sarebbe deceduta a seguito dell’imbavagliamento ma sarebbe stata colpita anche al sopracciglio sinistro, provocandole la cosiddetta “ferita del pugile” soggetta a sanguinamento. Ma sui suoi abiti non vennero mai rinvenute tracce ematiche. Ciò lascerebbe altrettanti interrogativi disattesi. «Tutti questi aspetti investigativi, che sono molto forti, accanto agli indizi di Dna commisto, oltre ai nominativi che abbiamo consegnato agli inquirenti su cui procedere negli accertamenti biologici potranno realmente far chiudere le indagini – hanno concluso in conferenza – ci auguriamo entro la fine dell’anno».
 

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