Giudice di pace al capolinea – Lucio Simonelli: il Comune non può sostenere i costi di organico e funzionamento

ARCE – Ufficio del Giudice di Pace, addio!
Il consiglio comunale di lunedì sera ha respinto la mozione presentata dal consigliere di minoranza Marcello Marzilli. La maggioranza guidata dal sindaco Roberto Simonelli ha di fatto spento l’ultima speranza che l’istituzione giuridica, con sede nel palazzo municipale, non venga soppressa con il provvedimento varato dal Governo Monti.
Ma andiamo con ordine. Il decreto legislativo n. 155 dello scorso 7 settembre, intitolato “Nuova organizzazione dei tribunali ordinari e degli uffici del pubblico ministero” ha previsto, entro sessanta giorni dalla pubblicazione, la possibilità per gli enti locali, anche in maniera consorziata, di chiedere il «mantenimento degli uffici del giudice di pace con competenza sui rispettivi  territori, facendosi integralmente carico delle spese di funzionamento e di erogazione del servizio di giustizia nelle relative sedi, incluso il fabbisogno di personale amministrativo». Come a dire, se si vuole mantenere aperta la struttura giudiziaria bisogna trovare tutte le risorse necessarie al mantenimento tra i comuni interessati. Un’ipotesi che non è sfuggita all’amministrazione comunale che, tramite il vicesindaco Lucio Simonelli, ha verificato la fattibilità della cosa e ne, tanto meno, all’opposizione, che con il consigliere Marzilli ha contingentato la proposta di adesione alla “formula” prevista dal decreto con un’apposita mozione. Il risultato è stato che la maggioranza ha comunque respinto la proposta di Marzilli.
«I consiglieri di maggioranza – ha detto l’ex assessore – si sono assunti una grave responsabilità nel bocciare la mia mozione. Di fatto – ha aggiunto Marcello Marzilli – fanno scendere il sipario innanzi agli arcesi e alla popolazione del comprensorio su di una pagina importante della gloriosa storia della nostra cittadina. Devo dire – ha spiegato ancora – che le motivazioni addotte dal vice sindaco, nella sua sofferta onesta ed analitica analisi dei costi, seppur fondate, mi sono parse eccessivamente pessimistiche e, comunque, facilmente superabili con una contrattazione seria con le altre amministrazioni comunali interessate. Inoltre – ha concluso Marzilli – non si è tenuto conto della “convulsione normativa” che regna in Italia e che, probabilmente, in tema di riordino degli Uffici Giudiziari, potrà vedere delle novità significative anche in relazione al mantenimento delle sedi del Giudice di Pace sul territorio degli ex mandamenti pretorili».
«Abbiamo verificato attentamente – ha detto invece Lucio Simonelli, spiegando la posizione della maggioranza – la possibilità prevista dal decreto. Purtroppo, a malincuore, bisogna fare i conti con i costi che una simile struttura necessita per rimanere aperta. Cifre che, considerando i costi d’organico e gli oneri per il funzionamento, superano abbondantemente i centomila euro, che il nostro comune, visto anche il particolare momento congiunturale, non può sostenere sia dal punto di vista finanziario che, credo, da quello del rispetto degli equilibri di personale previsti dalle attuali normative. Anche l’ipotesi di una gestione consortile – ha aggiunto ancora il vicesindaco – è stata vagliata. L’interesse mostrato dalle altre amministrazioni contattate (i comuni che fanno riferimento al Giudice di Pace, oltre ad Arce, sono Colfelice, Roccasecca, Roccadarce, Colle San Magno, Fontana Liri e San Giovanni Incarico) potremmo definirlo molto blando e comunque l’unico criterio di ripartizione dei costi poteva essere quello degli abitanti».

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