I tesori della chiesa parrocchiale – Antico e Nuovo Testamento nei dipinti, affreschi e decorazioni commentati da Mario Arcese e Massimo De Santis

ARCE – Lo scorso 28 dicembre la chiesa SS Pietro e Paolo di Arce è stata teatro di una manifestazione culturale tesa a far conoscere meglio le bellezze artistiche della chiesa stessa. L’interpretazione ed il commento degli affreschi, decorazioni e simboli è stata curata dal Sig. Mario Arcese ed arricchita da letture dei testi sacri di Massimo De Santis.
L’evento si è aperto con un saluto del parroco, Mons. Ruggero Martini, che ha sottolineato come fosse “un’occasione straordinaria per conoscere meglio la nostra chiesa e per notare come l’arte ci proponga un vero e proprio percorso di catechesi; del resto per secoli l’arte pittorica è stata la Bibbia dei poveri, degli analfabeti che, attraverso le immagini, avevano la possibilità di conoscere Dio”.
La chiesa attuale, consacrata il 17 dicembre 1744 e dedicata ai Santi Pietro e Paolo, sostituì una precedente costruzione dedicata al solo San Pietro e venne danneggiata sul finire del XVIII secolo quando, al passaggio dell’esercito francese, fu adibita ad accampamento.
I santi cui è dedicata la chiesa sono rappresentati in due affreschi posti ai lati dell’altare maggiore. L’immagine di San Paolo folgorato dalla luce divina sulla via di Damasco è attorniata da una cornice al cui vertice è collocata una piccola barca stilizzata, è simbolo della Chiesa di Cristo capace di guidare in porti sicuri. Anche l’immagine di San Pietro, raffigurato nell’atto di ricevere da Gesù le chiavi del Regno dei Cieli, è circondata da una cornice che culmina con una colomba, simbolo dello Spirito Santo. La stessa simbologia ricorre anche sulla cupola e sul dipinto dell’Immacolata.
Sulla volta del braccio sinistro della chiesa è collocato un affresco che rappresenta il serpente di bronzo forgiato da Mosè. Il popolo di Israele, infatti, lasciato l’Egitto iniziò a lamentarsi per la durezza del viaggio facendo adirare Dio che mandò serpenti velenosi a mietere vittime. Il popolo pentito si rivolse a Mosè che pregò Dio di liberarli da quella punizione, Dio allora ordinò di forgiare un serpente di bronzo e collocarlo in vista del popolo: chiunque fosse stato morsicato dai serpenti velenosi si sarebbe potuto salvare solo guardando verso il serpente di Mosè. Non a caso questo affresco domina la volta dell’altare di Sant’Eleuterio, Patrono di Arce e protettore dai morsi si serpenti e cani idrofobi.
Sulla volta del braccio destro della chiesa è ritratto un altro episodio dell’Antico Testamento: Giuda Maccabeo  dopo la vittoria in battaglia organizza una colletta per i defunti e la invia a Gerusalemme affinché sia offerto un sacrificio espiatorio.
Sulla sommità dell’entrata, in prossimità delle canne dell’organo, è dipinta la caduta di Gerico tra angeli che suonato la tromba ad annunciare la presa della città.
Questo interessante viaggio alla scoperta delle dimenticate bellezze artistiche della nostra chiesa si è concluso parlando degli oltre 200 angeli che, ovunque, adornano affreschi e bassorilievi.

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