Il Centro storico – I palazzi, portali, chiavi di volta e stemmi del bellissimo centro storico arcese

Il centro storico di Arce, cosi come lo vediamo oggi, è frutto, per lo più, degli interventi edilizi e urbanistici realizzati a partire dal Settecento. Nella prima metà di tale secolo, con la costruzione della chiesa parrocchiale, si dette l’avvio ad un intenso processo di trasformazione. A partire dalla prima metà dell’Ottocento si provvide, poi, a dare un’adeguata sistemazione alle strade del centro storico, pavimentandole con le caratteristiche pietre calcaree di forma vagamente ovoidale. Tale tipo di pavimentazione, già a partire dal periodo fascista, in più punti è stata sostituita da quella in cubetti di porfido che rendono più facilmente percorribili le strade ai pedoni e, dov’è stato possibile, si è provveduto ad eliminare i gradini per consentire il traffico veicolare.

A partire dal Settecento ebbe inizio l’ascesa di un gruppo sociale costituito dalle famiglie Tronconi, Germani, Grossi, Bartolomei, Alberi, Quattrucci, Sera, Ciolfi, Calcagni, Simonelli, Corsetti e altre, relativamente ad Arce.

In occasione della realizzazione ex novo o ristrutturazione degli edifici, la locale borghesia, in concomitanza con la sua ascesa sociale, quasi a volerla suggellare, provvide ad adornare gli stessi con degli stemmi, disegnati prendendo riferimento per lo più il cognome della famiglia proprietaria dell’immobile. L’idea non era nuova ed era stata già utilizzata da ben più nobili famiglie qualche secolo prima. Basterà, a tal proposito considerare come lo stemma della nobilissima famiglia Colonna sia costituito da una colonna e quello dei non meno nobili della Rovere da un simile albero. Se poi il cognome non si prestava ad una raffigurazione grafica, allora si faceva ricorso al ricco armamentario dell’Araldica, costituito da leoni, aquile, stelle, ecc. Lo stemma nella maggior parte dei casi veniva riprodotto nella chiave di volta del portale in pietra all’ingresso principale del fabbricato oppure affrescato su un soffitto o su una parete dell’androne di ingresso, sempre in modo che fosse ben visibile.

Da notare che i fabbricati avevano al massimo quattro piani fuori terra. Poiché il più delle volte sono stati costruiti su dei siti molto scoscesi, presentano la massima altezza a valle: tanto per fare un esempio il palazzo Alberi-Germani ha quattro piani sulla piazza e due sulla retrostante Corte Vecchia. Nel passato, cioè, era il fabbricato a seguire l’andamento del terreno. Oggi, invece, accade l’esatto opposto: quando c’è da realizzare una costruzione su un terreno in declivio, per prima cosa grazie ad una “ruspa”, si provvede a rendere il terreno piano.

Nelle zone più frequentate, i fabbricati erano dotati di botteghe al piano terra: le stesse venivano concesse in locazione a commercianti ed artigiani e costituivano, quindi, una buona fonte di reddito per i proprietari. Così faceva sì che tutto il paese fosse un unico, grande “centro commerciale”.

 

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