In giunta non c’è pace – Assessori ai ferri corti

ARCE – Spaccatura in Giunta, l’assessore Colantonio rompe gli indugi e racconta la sua versione dei fatti, puntando il dito contro il collega Calcagni.
«Il consiglio comunale del 30 settembre cambia sostanzialmente lo scenario e apre finalmente un vaso di Pandora. Il dibattito nella maggioranza esce dalle stanze chiuse e entra nella città, come stava scritto nel programma – ha spiegato Vincenzo Colantonio -. Se un assessore può insultare sugli organi di stampa un suo collega e nessun membro della maggioranza si sente in dovere di entrare nel merito, pur sollecitato ripetutamente, significa che è venuto meno quel velo di omertà che spesso copre la discussione politica e fa trasparire solo la posizione ufficiale. Cade finalmente l’ipocrisia del “vogliamoci tutti bene”. Da oggi tutti i consiglieri comunali si sentiranno un po’ più liberi di avere un’opinione e di poterla esprimere senza preoccuparsi delle conseguenze. Mi è dispiaciuto essere stato insultato ma se deve essere il contributo alla libertà, va bene così. Cosa dovrei rispondere a Calcagni? Che non ho mai chiesto la testa di nessuno perché quando la compagnia non mi piace sono portato a lasciarla e non a pretendere la selezione. Qualche mese fa ho espresso la volontà di costituire un gruppo autonomo in consiglio comunale, a disposizione di tutti. Non ho mai chiesto la testa di Calcagni, un po’ perché non è nel mio stile, un po’ perché, anche nella vicenda, l’ho reputata un fattore secondario. Che il bando per la raccolta dei rifiuti messo in piedi con il suo contributo prevedeva importanti differenze rispetto a quello pubblicato: una base d’asta di circa 20000 euro superiore e la gestione delle convenzioni per lo smaltimento di carta, vetro e plastica demandata alla ditta appaltatrice. E’ rilevante perché la RD a regime le entrate per le casse comunali, provenienti dalle convenzioni, possono essere di oltre 20000 euro. Queste ed altre modifiche del bando sono il piccolo contributo che ha dato il sottoscritto e che mi ha indotto comunque ad accettare questa responsabilità. Oppure potrei dirgli che io non ho redatto il progetto della rotatoria, ho solo mostrato delle perplessità rispetto alla prima stesura perché non ritenevo giusto che venissero penalizzate pesantemente delle attività. Ho chiesto di cercare le possibili soluzioni alternative, fermo restando il progetto. Non ho mai parlato di espropri e di fare la rotatoria su terreni privati. Di cosa dovrei vergognarmi? Di tutelare quella poca economia che c’è sul nostro territorio? I favori sono altri, come il mercimonio di posti di lavoro. Il problema delle fogne pubbliche esiste perché ci sono stati lavori svolti male o manutenzioni insufficienti e che, per il mio sapere, competono all’assessorato di Calcagni e non al mio. Le mie “incontinenze” sono legalità e responsabilità civica verso la città, tutta, a prescindere da come ha votato. Posso anche sbagliare nell’attività di amministratore ma non rispondo a gruppi di potere ed economici e non sottopongo il mio ruolo al loro “visto”. La legalità di cui lui parla è pretendere che tutti paghino gli oneri d’urbanizzazione, soprattutto se speculatori edilizi – continua -. Senza sconti. Che venga ripristinato lo stato dei luoghi dove sono stati commessi abusi. Che vengano affidati gli incarichi a rotazione e non ai soliti noti. Che questi sono alcuni spartiacque tra legalità tra legalità e illegalità, tra poteri forti e cittadino, ed è il fondamento di una buona o cattiva amministrazione e che spero lui condivida».

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