In manette per un complotto? – Droga nel suo ufficio, annullato l’arresto di un 45enne dipendente postale

Annullato l’arresto del 45enne di Arce, dipendente di un ufficio postale di Frosinone, finito in manette il 26 novembre scorso con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente. La droga era stata rinvenuta in un cassetto all’interno del proprio ufficio. E spunta l’ipotesi del complotto.
Il Tribunale della Libertà di Roma, presieduto dal dottor Casa, accogliendo il ricorso proposto dal difensore di fiducia dell’arrestato, l’avvocato Giampiero Vellucci, ha dichiarato illegittimo l’arresto operato nei confronti del dipendente postale, da anni in servizio nel capoluogo, per insussistenza di indizi di colpevolezza in ordine al possesso di sostanza stupefacente rinvenuta dai carabinieri della Procura della Repubblica di Frosinone nel cassetto della sua scrivania il 26 novembre scorso.
Il dipendente postale in occasione dell’udienza di convalida dell’arresto aveva più volte protestato la sua innocenza, riferendo ai magistrati del Tribunale di Frosinone che quella sostanza stupefacente (50 involucri contenete anfetamina e altri allucinogeni) non gli apparteneva, e che, anzi, era il frutto di un complotto di uno o una collega di lavoro.
Il difensore di fiducia, in particolare, ha evidenziato, nel corso dell’udienza che si è tenuta venerdì scorso davanti ai giudici del Riesame, che il portalettere nell’arco della giornata era per molte ore impegnato fuori dall’ufficio per recapitare la corrispondenza. E che, in particolare, il cassetto della scrivania è rimasto costantemente aperto, seppur con la chiave inserita, e quindi nella disponibilità degli altri trenta colleghi di lavoro del 45enne.
La tesi difensiva del complotto, per ragioni lavorative o passionali, esposta ai giudici del Tribunale della Libertà di Roma, ha trovato pieno accoglimento, con la conseguente pronuncia di illegittimità dell’arresto.

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