Isoletta e il suo lago – Il lago, la fauna, la flora e la Riserva naturale ‘Antiche città di Fregellae e Fabrateria Nova’

CENNI STORICI

Il fiume Liri si unisce, all’altezza dell’abitato di Isoletta d’Arce con il fiume Sacco, per proseguire poi verso Sud-Est.
Nel 1925, lungo il fiume, precisamente nel territorio di San Giovanni Incarico, venne praticato uno sbarramento artificiale, con la costruzione di una centrale idroelettrica, dando origine all’attuale lago.
In seguito alla costruzione della diga, le acque sono salite di livello fino al piano dei terreni coltivati, e, rallentando il loro corso, hanno determinato un notevole cambiamento delle caratteristiche ambientali formando un vero e proprio AMBIENTE PALUSTRE.
Le sponde non più soggette all’erosione dell’acqua hanno permesso la crescita di un’abbondante vegetazione igrofitta e di conseguenza si sono sviluppate intorno al lago altre forme di vita.
Il particolare ambiente che è  venuto a delinearsi permette inoltre di accogliere una ricca avifauna stanziale e migratoria.
 

LA FAUNA

La fauna che si muove intorno all’ambiente lacustre è varia e numerosa; mentre il livello variabile delle acque influisce molto sulla presenza di alcune specie di uccelli anziché di altre.
UCCELLI
     Le rive esterne durante le piogge stagionali diventano dei veri e propri acquitrini in cui sostano: l’airone cenerino (Ardea cinerea), la garzetta (Limosa limosa), il beccaccino (Gallinago gallinago), i corrieri, il mignattaio (Legadis falcinellus), il piro piro, la pettegola (Tringa totanus) e durante il passo la marzaiola (Anas querquedula).
     Il canneto e le zone d’acqua bassa sono frequentati da: il tarabusino (Ixobricus minutus), il tarabuso (Botaurus stellaris), l’ airone rosso (Ardea purpurea), la sgarza ciuffetta (Ardea himantopus), il combattente (Philomacus pugnax), il cavaliere d’Italia (Himantopus himantopus), l’avocetta (Recurvirostra avosetta), il mestolone (Anas clypeata), il fischione (Anas penelope), l’alzavola (Anas crecca), il totano moro (Tringa erythropus), la pantana (Tringa nebularia), il nibbio bruno (Miluus migrans), il falco di palude (Circus aeruginosus).
Fra le specie che frequentano le zone aperte ci sono il germano reale (Anas plathyrhynchos), la canapiglia (Anas strepera), il codone (Anas acuta) e altre anitre da tuffo: il moriglione (Aythya ferina), e la moretta (Aythya nycora).
    Nella zona umida si trovano alcune rarità: L’airone bianco maggiore (Egretta Alba), la cicogna bianca (Ciconia ciconia), la volpoca (Tadorna tadorna), il falco pescatore (Pandion haliaetus); infine tra le specie che frequentano la zona di macchia e dei campi coltivati ci sono: il fagiano (Fasianus colchicus), la pavoncella (Vanellus vanellus), la tortora (Streptopelia turtur), la garza (Pica pica), la cornacchia grigia (Curvus corone cornix) e l’upupa (Upupa epops).
MAMMIFERI
      Nelle zone arbustive si trovano alcuni anustelidi come la donnola (Mustela vivalis), il tasso (Meles meles), la faina (Martes foina). Comuni la volpe (Vulpes vulpes) e il riccio (Erinaceus europaeus).
PESCI
    Nelle acque del lago sono presenti: la carpa (Cyprinus carpio), la tinca (Tinca tinca), il cavedano (Leuciscus cephalus) e il persico sole (Leponis gibbosus).
RETTILI
     Nelle zone cespugliose e di macchia sono frequenti le lucertole, il ramarro e alcuni serpenti innocui come il biocco (Coluber viridiflavus) e il saettone (Elaphe longissima). Rara è la vipera (Vipera Aspis), mentre nell’ambiente palustre vive la natrice del collare (Natrix natrix).

LA FLORA
 

Le zone umide in genere sono habitat legati alla presenza delle acque superficiali e il fattore comune è comunque la presenza di acque almeno in parte stagnanti, quindi la vegetazione delle rive può essere molto varia, da quella di tipo decisamente arboreo, come su gran parte di questo lago, a quella propriamente palustre come canne (Pragmintes communis) e Thype (Thypeae minima).

Tutto il bacino lacustre, lungo il suo perimetro, è caratterizzato dalla presenza di alberi di alto fusto, per lo più specie la cui ubicazione è da attribuire essenzialmente alla tenuta degli argini, come: le robinie (Robinia pseudoacacia L.), le roverelle (Quercus pubescens Willd.), il rovere (Quercus petrea Mitt.), i salici ( Salix alba L.) e i pioppi (populus nigra).
La vegetazione arborea è molto rappresentata e passando attraverso i vari ambienti è possibile incontrare sia le Pteridofite che le Fanerogame.

Il terreno che lambisce le rive è ricco di Equiseti (Equisetum maximum L.), Polipodiaceae (polypodium vulgaris) e Felce maschio (Dryopeteris filix mas.). Ma la parte del leone la fanno le Fanenerogame (le piante fornite di fiori), di cui una buona parte è da annoverare in quella particolare categoria di piante considerate "medicinali": borragine (borrago officinalis L.), asparago (Asparagus officinalis L.) senape nera (Brassiga nigra L. – Koch – ), pungitopo (Ruscus aculeatus L.), agrimonia (Agrimonia euparatoria L.), ginestra dei carbonai (Citisus scoparius L.), rosolaccio (Papaver rhoeas L.), rosa canina (Rosa canina L.), menta acquatica (Menta acquatica L.), canapa acquatica (Eupatorium cannabimum L..), cardo mariano (Sylibum marianum L. Gaeter), timo comune (Thymus vulgaris L.) e tarassoco (Taraxacum officinalis L.).
Importante è la visione, durante il periodo primaverile, a ridosso dell’estate, di alcuni esemplari di orchidee selvatiche (Gen. Orchys).

LA RISERVA NATURALE
 

La Riserva Naturale antiche città di Fregellae e Fabrateria Nova e del Lago di San Giovanni Incarico è stata istituita dalla Regione Lazio con propria Legge, la n° 29 del 6 ottobre 1997. L’area della Riserva è situata nel Basso Lazio, precisamente nella Valle del Liri, nel tratto in cui questa si allarga tra il monte Cairo a nord e i monti Ausoni a sud. Estesa per 724 ettari comprende parte dei territori comunali di: Arce, S. Giovanni Incarico, Ceprano, Falvaterra.
La Riserva è caratterizzata della presenza di un lago artificiale ( il cui ambiente palustre merita una notevole attenzione) e da due siti archeologici, quello più conosciuto di Fregellae (328 a.c.) e quello di Fabrateria Nova (124 a.c.)

RILEVANZA NATURALISTICA NEL TERRITORIO

Il fiume Liri lungo il suo corso si unisce, all’altezza dell’abitato di Isoletta d’Arce con il fiume Sacco, per proseguire poi verso Sud-Est. Nel 1925, lungo il fiume, precisamente nel territorio di San Giovanni Incarico, venne praticato uno sbarramento artificiale, con la costruzione di una centrale idroelettrica, dando origine all’attuale lago. In seguito alla costruzione della diga, le acque sono salite di livello fino al piano dei terreni coltivati, e, rallentando il loro corso, hanno determinato un notevole cambiamento delle caratteristiche ambientali, formando un vero e proprio AMBIENTE PALUSTRE. Le sponde  non più soggette alle erosione dell’acqua hanno permesso la crescita di una abbondante vegetazione igrofita e di conseguenza si sono sviluppate intorno al lago altre forme di vita. Il particolare ambiente che è venuto a delinearsi permette, inoltre, di accogliere una ricca avifauna stanziale e migratoria.
 

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