‘La casa dell’acqua è irrealizzabile, non più disponibile l’investitore’ – Dopo la delibera il duro intervento dell’assessore Colantonio

ARCE – «Alle condizioni indicate nella delibera, la “Casa dell’Acqua” non si farà».
Ancora un colpo di scena sulla tanto discussa installazione di un impianto di erogazione di acqua micro filtrata nel territorio di Arce. Nonostante la volontà espressa giorni fa attraverso un atto deliberativo dall’amministrazione comunale, è tutta in salita la strada per la collocazione della fonte alternativa. La questione, che sta assumendo i connotati di un vero e proprio giallo, rischia di diventare un caso politico all’interno della maggioranza.
E’ lo stesso assessore all’Ambiente e capogruppo, infatti, ad intervenire sulla vicenda denunciando possibili ingerenze sul progetto.
«E’ un’iniziativa – scrive in un comunicato Colantonio – che è stata seguita dal sottoscritto per più di un anno. Siamo stati i primi ad avviare questo processo e oggi, dopo che servizi di questo genere sono attivi in tanti Comuni, ad Arce ancora non se ne viene a capo».
«Tanti ostacoli – prosegue – si sono sovrapposti alla sua realizzazione e, forse anche per la mia insipienza trovo, purtroppo, grosse difficoltà a circoscriverli. Non sarà questa delibera ad avviare il processo, per un semplice motivo: affinché l’opera si possa realizzare è necessario il coinvolgimento e l’investimento di un privato e, alle condizioni poste, il privato indicato non è disponibile».
«Mi dispiace – aggiunge inoltre il capogruppo – perché l’ho cercato affannosamente e, una volta trovata la disponibilità, ho cercato con tutte le forze di far incontrare le esigenze dell’ente, prevalentemente tecniche (visto che l’investimento è di zero euro) con quelle del privato stesso, prevalentemente logistiche poiché legate alla fruibilità del servizio e alla facilità dell’allaccio, affinché l’intervento fosse fattibile. Ho votato la delibera credendo che fosse stata predisposta trovando una sintesi alle esigenze; cosa pletorica poiché in questo caso l’interesse dell’investitore, il successo del servizio per un ritorno economico, e quello dell’ente, il successo del servizio per un ritorno politico e sociale, sono pressoché coincidenti. Così non è perché i siti indicati nella delibera, oltre che evidentemente fuori mano e improponibili, sono stati una libera scelta dell’ufficio tecnico, senza nessuna consultazione con il sottoscritto e fatta senza nemmeno espletare il minimo tentativo di raccogliere una disponibilità, pur parziale, da parte dell’investitore privato. Mi viene detto che sono stati indicati da qualcuno la cui identità si perde nei non ricordi. Cosa ancora più grave, perché, chiunque fosse questo “suggeritore misterioso”, non aveva nessun titolo affinché la sua indicazione fosse raccolta, visto che l’assessore delegato ero io. Il risultato è che, alle condizioni indicate nella delibera, la casa dell’acqua non si farà e andrà a monte il lavoro e l’interessamento di mesi. Sembra quasi che qualcuno abbia interesse che non si faccia ma non abbia il coraggio di dirlo apertamente. Sono giorni che cerco di rimediare all’errore, se così si può definire, ma sembra non interessare a nessuno e ne prendo atto. Probabilmente il mio perseverare è solo dovuto all’ostinazione a dare credito all’ipotesi di un errore invece che a quello di una cosa voluta».
«Preciso – conclude Colantonio – che non voglio scaricare nessuna responsabilità che, alla fine, è solo ed esclusivamente mia. Ho sbagliato nel riporre il minimo sindacale della fiducia in qualcuno, forse dovevo mantenere i miei giudizi iniziali senza aperture di credito, e ne prendo atto».

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