Madre senza lavoro occupa la sede comunale ad oltranza – La signora ha ripreso la protesta

ARCE – «Un lavoro per mandare avanti la famiglia».
Non si stanca di ripeterlo a tutti con le lacrime agli occhi. La signora Assunta Zezza, ieri, ha ripreso la sua protesta estrema nell’aula consiliare del comune di Arce. La settimana scorsa il sindaco l’aveva rassicurata personalmente che avrebbe fatto il possibile per trovare una soluzione idonea al suo caso. Un impegno che l’aveva portata a desistere dall’occupare l’ufficio del primo cittadino. Ma a quanto pare, il tempo non è stato sufficiente e la disperazione della madre, che giornalmente non sa come mandare avanti i suoi tre figli,ha preso di nuovo il sopravvento. «Sono otto mesi che aspetto – ha detto – e credo che anche la mia famiglia abbia il diritto di vivere. Le istituzioni ci hanno abbandonato, ci prendono in giro. Io non sono qui – ha ribadito – per avere un contributo una tantum, vorrei avere solo la possibilità, come tanti altri, di guadagnare il pane per i miei ragazzi». La storia della signora Assunta è fatta di tante difficoltà e problemi. Il marito è invalido civile non ricollocabile al lavoro, ed attualmente è in stato di custodia cautelare presso la propria abitazione per detenzione abusiva di arma da fuoco. Tre figli il più grande guadagna 100 euro a settimana, il secondo è studente, mentre l’ultima è studentessa con alcuni problemi di salute. Lei lavorava ad ore in una cooperativa per la pulizia del nido comunale. La chiusura della struttura, avvenuta a settembre scorso, l’ha lasciata anche senza quel minimo introito. Di lì l’impegno degli amministratori a trovare una soluzione alternativa. Ci sarebbe una possibilità, tutta ancora da verificare, presso una ditta del posto legata ad un bando regionale. Si tratterebbe però di un sussidio minimo e per i soli sei mesi, abbastanza per cercare una sistemazione migliore. Ora il caso potrebbe arrivare sul tavolo del Prefetto. Ma intanto la protesta continua «E lunedì – ha detto la signora piangendo – io sarò di nuovo quì. A voi chiedo di aiutarmi in questa mia battaglia solitaria».
 

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