Nardone sulle dichiarazioni del sindaco in merito alle proteste in municipio – Il comunicato

«Ritengo doveroso ritornare ancora sulla penosa questione riguardanti le eclatanti azioni di protesta in municipio accadute la settimana scorsa, quando tre cittadini hanno occupato la sala consiliare per protestare contro situazioni di disagio personale e sociale. Infatti nella mattinata odierna ho letto una nota sulla stampa in cui il sindaco di Arce ha voluto ribadire che «Il comune non è un ufficio di collocamento» e che pur esprimendo la massima solidarietà a tutte quelle persone che vivono disagi legati alla mancanza di occupazione gli amministratori possono intervenire in merito. Mi rendo conto che le parole del sindaco disegnano purtroppo correttamente le attuali politiche occupazionali che non danno ai comuni particolari competenze, tuttavia invece di esternalizzare determinati servizi si potrebbe pensare ad affidare incarichi a tempo determinato a cittadini disoccupati iscritti all’ufficio di collocamento. Questo è una possibilità per le amministrazioni comunali che non hanno particolari competenze sulle politiche occupazionali di poter intervenire in merito coadiuvando altresì le politiche sociali e mi auguro che l’assessore ai servizi sociali si sia immediatamente attivato per il caso specifico. Certamente l’azione messa in campo dal cittadino è stata sicuramente forte ma bisogna comprendere le difficoltà di chi vive una grave situazione familiare di disagio, pertanto non ho affatto apprezzato l’intervento del presidente del consiglio comunale Gianfranco Germani che, sull’argomento, ha invitato tutte le forze politiche a fare fronte comune ed astenersi da possibili interventi strumentali, in quanto segnalare situazioni di difficoltà è anche un modo per provare a risolverle. A tale proposito  ritengo invece opportuno tramite i mass media di amplificare il grido d’aiuto di e lancio un formale appello agli imprenditori arcesi e del circondario a verificare se ci sono le condizioni per realizzare un’opportunità occupazionale per il suddetto padre di famiglia».

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