”Non sono un colonizzatore. Ai giudici stabilire la verità” – Le replica del Presidente Giovannone

ARCE – «Non sono un colonizzatore e saranno i giudici, e non Simonelli, a stabilire dove sono i diritti e quali sono i doveri del Comune di Arce».
Non si è fatta attendere la replica piccata del presidente della XV Comunità montana “Valle del Liri” Dino Giovannone, alle dichiarazioni rese dal sindaco Simonelli nel corso dell’ultimo consiglio comunale.
«Ho pieno rispetto della volontà espressa dal consiglio comunale di Arce. – Ha scritto Giovannone in un comunicato -. Ma come rappresentante di questo ente ne difenderò le prerogative ed i diritti in tutte le sedi. Definirmi in un consesso pubblico “un colonizzatore” – ha continuato Giovannone – è assurdo. Io sono sinceramente affezionato ad Arce e gli arcesi che ho sempre difeso con le unghie ed i denti. Ho sempre lavorato per dare a questo paese delle opere compiute. Lo stesso – e qui la stoccata agli amministratori arcesi – non si può dire per le altre opere che hanno avuto corso sotto l’ala protettrice di altre entità. Basta ricordare il “palazzo di vetro” e, l’ultima incompiuta, la passerella che dovrebbe collegare il parcheggio della circonvallazione “Castello” con piazza Umberto I. Il sindaco – incalza il presidente – non può far finta di ignorare gli accordi presi delle precedenti amministrazioni di cui lui è stato autorevole esponente. Non può agitare lo spauracchio campanilistico del recupero di Arce di proprietà sottratte. Il museo e il parco archeologico – precisa Giovannone – sono ad Arce ed appartengono all’umanità intera, come la storia che contengono e conservano. La sede dell’ente appartiene alla Comunità montana e non al Comune di Arce e anzi aggiungo che, se mai decidessimo di andare via da Arce, la venderemmo. Se anche Arce uscisse dalla Comunità montana il museo “Gente di Ciociaria” non entrerebbe mai nel patrimonio del comune, perché per venti anni lo stabile che lo ospita è vincolato a tale destinazione. Per Fregellae, invece, è necessario per il momento che il comune paghi i trentottomila euro che deve proprio in relazione ai lavori di musealizzazione eseguiti per rendere fruibile la struttura. Ma, a parte tutto questo, io ritengo che la delibera di revoca non produrrà frutti. La legge è chiara, la scelta è stata fatta a suo tempo e gli effetti sono stati prodotti. Ora – ha concluso – il Comune di Arce dovrà solo aspettare il completamento dell’iter di riforma degli enti montani».

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