Pedalando con i Troll – L’Islanda in bici, tra geyser, colline color ruggine, e cieli infiniti. Un cicloviaggiatore e le sue splendide foto di viaggio. 800 chilometri in solitaria e la mitica pista del Kjolur, 250 chilometri di sterrato che attraversano gli altopiani interni. Una tenda, un diario e la macchina fotografica, in una delle terre più affascinanti del mondo

ARCE – Domenica 23 marzo scorso, nel locali del Museo Gente di Ciociaria di Arce è stato presentato il lavoro di Norman Polselli “Pedalando con i Troll”. «La presentazione è andata oltre ogni più rosea aspettativa» ha detto l’autore. Oltre 100 le persone presenti alla manifestazione. Il libro è un diario di viaggio in Islanda, compiuto in bici e tenda.
Infatti, “Pedalando con i Troll” è il diario di viaggio di Norman Polselli in una terra lontana, né Europa né America, isola ponte tra due mondi. Il vecchio e il nuovo. L’Islanda, etimologicamente terra del ghiaccio, viene descritta in questo libro piena di vita, calore, forza.
Norman Polselli ci accompagna in questa terra con un approccio diverso dal solito. L’autore esplora l’Islanda in bici e tenda. Viaggio solo apparentemente svolto in solitaria, ma che ogni giorno invece rivela la potenza degli incontri fatti sulla strada. La sensazione è quella di stare sulla bici insieme a lui. Di meravigliarsi di ogni paradiso che incontra, di aver paura per la strada smarrita o di provare gioia per quella ritrovata. In tutto il libro traspare una voglia di approccio lento al viaggio e più in generale alla vita. Cicloviaggiare come lente di ingrandimento non solo per conoscere un luogo nuovo, ma per viverlo. Come scrive “per far parte di un paesaggio, non per fuggirne via”.
La scrittura forse risente del fatto di essere un’opera prima. Piuttosto asciutta ed essenziale. Quasi ci fosse un pudore di fondo nel raccontare alcune vicende. Questo però a tutto vantaggio della scorrevolezza e freschezza del linguaggio. Si ha la netta sensazione che quello scritto è figlio di esperienze vissute e non di ragionamenti o idee, scaturite davanti ad una scrivania.
L’Islanda è un paese fatto di eccessi. Eccessiva è la bellezza, eccessivo è il senso di solitudine, eccessiva è la natura che si ha intorno, eccessivi sono i sentimenti che questa terra provoca. Se mai si ha qualcosa dentro, qualcosa da dire, questo è il posto giusto per farlo. Per tirarla fuori. Visitare questo paese non è cosa banale, farlo in autonomia e in bici necessita anche di una certa dose di follia. Una meravigliosa follia.
L’autore da Reykjavik si dirige verso la penisola di Snaefellsnes. Dove Julio Verne aveva posto l’ingresso per il centro della terra. « Discendi nel cratere dello Jokull di Sneffels che l’ombra dello Scartaris viene a lambire prima delle calende di luglio, viaggiatore ardito, e perverrai al centro della Terra. » Successivamente Norman e la sua bici attraversano gli altopiani centrali. Trecento km di deserto subartico che collega il Sud dell’Islanda con il Nord. Essere a pochi passi dal Circolo Polare Artico e paradossalmente in uno dei posti più aridi del pianeta.
Dopo esser giunto davanti alla cascata più potente d’Europa, Dettifoss, e aver dormito dentro l’impronta del cavallo di Odino, il nostro cicloviaggiatore torna nella capitale per terminare così la sua esperienza e di conseguenza il libro.

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