‘Quelle scuole vanno chiuse’ – E critica l’utilizzo dei fondi regionali che sono serviti per un pò di ‘maquillage’

«Quelle scuole vanno chiuse».
L’assessore Vincenzo Colantonio non pone alternative alle condizioni statiche in cui verserebbero la scuola dell’infanzia, la palestra e l’edificio della primaria.
Il suo lungo ed allarmante intervento irrompe in un periodo di ferie, che però anticipa la riapertura dei plessi.
«Se presenti un progetto e questo non soddisfa la normativa sismica – esordisce Colantonio – la concessione non viene rilasciata. I plessi scolastici della scuola dell’infanzia, della primaria e la palestra vanno chiusi perché non soddisfano questa normativa. La Regione ha affidato a tre tecnici la verifica di queste strutture qualche anno fa. Nessuno ha saputo niente, alla faccia della trasparenza amministrativa, e nel 2007 questi hanno depositato il loro lavoro, che classifica i tre plessi come: la palestra ad altissimo rischio, la scuola dell’infanzia ad alto rischio e la scuola primaria a medio rischio. Su nessuna delle strutture – aggiunge Colantonio – sono state effettuate prove di carico e non si capisce il perché visto che la delibera regionale con cui è stato affidato l’incarico lo prevedeva. Forse non è stato ritenuto necessario dai tecnici o forse non sarebbero bastati i soldi per pagare le parcelle. I genitori hanno sollevato tante volte il problema e tutti hanno nicchiato, mentre sottobanco si facevano verifiche che alla fine pur costando oltre 40 mila euro non ci dicono se i nostri figli sono al sicuro in quelle strutture. Dal 2007 gli enti preposti sanno che queste strutture necessitano di interventi sostanziali a livello strutturale e tuttavia gli stessi enti hanno continuato ha spendere su di esse soldi per attività di maquillage. In pratica hanno rifatto i glutei a chi ha un tumore senza preoccuparsene. E’ stato rifatto il tetto alla scuola primaria (circa 100.000 euro) sono stati fatti vari interventi alla palestra (che so io, circa 15.000 euro). Addirittura alla scuola dell’infanzia sono stati fatti degli ampliamenti in cemento armato. E’ stato ampliato un fabbricato senza certificare l’idoneità statica della struttura nel suo complesso. Oggi nemmeno queste nuove strutture sono utilizzabili perché scollegate tra loro. E’ stata costruita la scala di sicurezza nella scuola primaria e pare che non esiste un collaudo, forse nemmeno il progetto. Ciliegina sulla torta – prosegue l’assessore come un fiume in piena – di fronte a tutto questo sfacelo l’amministrazione ottiene, qualche mese fa, un finanziamento di 650.000 euro per la sicurezza nelle scuole. Tutti si aspetterebbero un intervento sostanziale per eliminare, dove possibile, le storture di cui sopra. Nulla di tutto ciò. Il progetto prevede il rifacimento dell’impianto elettrico, dei pavimenti, degli infissi e come estrema presa in giro, il rifacimento del muro di cinta perimetrale. Penso che se un’ opera è inutile non va fatta, che se i soldi non si stanno spendendo in modo costruttivo è meglio che vengono affidati in gestione a chi lo sa fare. Penso in conclusione che da amministratore non mi debba preoccupare di “far quadrare le carte” per declinare le responsabilità, come fanno tanti e che sembra essere, dalle cose che mi dicono, l’unica preoccupazione del “sistema”. Se crolla una scuola non servono a nulla le pezze d’appoggio. Serviranno legalmente, ma che senso ha la vita se si poteva impedire una tragedia e non lo si è fatto? Quei plessi scolastici vanno chiusi e i cittadini di questo paese si devono assumere la responsabilità di aver affidato l’amministrazione della città a tante persone che l’hanno solo depredata. Non dobbiamo arginare lo sfascio creato da altri, ma costruire il futuro. Ad Arce negli ultimi anni si sono costruiti migliaia di metri cubi di cemento e le scuole dove crescono le nostre nuove generazioni stanno in fabbricati fatiscenti, questa è la sintesi e di questo siamo politicamente, colpevoli tutti. Spero – ha concluso Colantonio – che l’amministrazione voglia assumersi la grande responsabilità di questo atto che rappresenta il segnale forte di cambiamento, superando le logiche di business che hanno governato fino ad oggi».

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