Rocca d’Arce – La Storia – Alcuni riferimenti storici del bel paesino

Note storiche


Il nome del paese risale all’ arce già edificata sul vertice del monte ove sorge il paese. Secondo recenti indagini di Italo Biddittu la presenza dell’uomo è attestata sulla parte alta della montagna sin dall’Eneolitico. Un abitato doveva sorgervi nell’Età del ferro. Il luogo divenne importante quando i volsci fortificarono la montagna erigendovi una muraglia, ancora in parte visibile sotto il cimitero. Resti di antichi insediamenti sono presenti in più zone del monte, anche vicino alle mura poligonali. Secondo alcuni studiosi, sul monte sorgeva la città di Satricum, ma molti preferiscono pensare ad un’altra città volsca, l’Arx Fregellana. In epoca romana vennero costruite ville rustiche per lo sfruttamento delle risorse locali: pare che il fratello di Cicerone possedesse qui un vasto fondo. Ma la zona divenne veramente importante quando, dopo le invasioni germaniche e la divisione del Lazio meridionale in due unità politiche, l’una dipendente dal papato romano, l’altra dai longobardi del sud, assunse valore strategico. Il confine correva sul Liri vicino all’impervia montagna ove le antiche difese vennero trasformate in un’imprendibile fortezza. E spesso il dominio di Arce aprì le porte del regno del sud come accadde a Enrico VI che, preso il castello nel 1191, si vide spianata la conquista del regno siciliano.    Più tardi anche Carlo d’Angiò riuscì a ripetere la stessa operazione. Per la sua munita fortificazione, Rocca d’Arce fu più volte coinvolta in grandi operazioni belliche. Vi passarono diversi re, fra cui Ruggero d’Altavilla e Federico II.    Dopo la conquista angioina ebbe diversi feudatari: dapprima i Gianvilla e i Cantelmo, e poi, con gli spagnoli, i d’Avalos, i della Roveree i Boncompagni. Ormai la fortezza non era più essenziale alla difesa del del regno del sud e per questo, per il grande insediamento che comprendeva la rocca, il paese più in basso – l’attuale Arce – e due frazioni in pianura, successivamente raggruppate come comune di Colfelice, iniziò un lungo periodo di decadenza.    Dopo il passaggio al regno d’Italia, Rocca d’Arce, con la perdita dei territori attribuiti a Colfelice, subì una forte decurtazione territoriale, demografica ed economica. Un vero salasso, d’altronde, lo conobbe con il fenomeno dell’emigrazione, cessata solo recentemente.Il paese è concentrato sotto la vetta del monte. Appena sotto la rupe, assieme all’antica fortificazione medioevale, sorgono antiche mura poligonali e una grande spianata da cui si ammira un superbo panorama. Al margine del piazzale c’è la Chiesa di San Bernardo con facciata fortemente asimmetrica ed interno barocco, decorato a stucchi. Appena sotto venne costruito, fra il Quattrocento ed il Cinquecento, un isolato, piccolo ma graziosissimo tempio dedicato a San Rocco, caratterizzato da un pronao a tre fornici: l’interno è semplice e suggestivo. Dalla chiesa sommitale di San Bernardo, isolata dalle case, si scende per ripidissime stradine verso il paese. Fra il Seicento e l’ Ottocento furono costruiti dalle famiglie più agiate alcuni palazzi che si presentano con linee molto semplici, ma con portali ed elementi architettonici di un certo rilievo. Si conserva qualche elemento della cinta difensiva: da ricordare la torretta mozzata che sovrasta la moderna strada per Santopadre. Il paese è silenzioso perché quasi del tutto spopolato: gli abitanti sono per lo più anziani. Appena fuori dell’abitato si erge una grande rupe, che assomiglia a un faraglione, caratterizzata da un foro centrale come fosse l’uscita di un grande camino.    Il paese non ha grandi risorse economiche che proprie: la maggior della popolazione attiva lavora presso lo stabilimento Fiat, o nelle fabbriche del Frusinate. Molti svolgono mansioni esecutive nel pubblico impiego. L’agricoltura locale è rivolta soprattutto all’autoconsumo familiare ed è condotta con sistemi tradizionali. 

 

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