Serena, il cerchio si stringe – Se ne è discusso ieri, nel tribunale di Cassino, durante l’udienza probatoria. Essenziali le impronte digitali trovate sul nastro adesivo con il quale era legato il cadavere

ARCE – Chiuso l’incidente probatorio per il caso Mollicone.
Spunta una nuova importantissima prova, un’impronta dattiloscopica sul nastro adesivo usato sul corpo di Serena, accanto ad altre due tracce eccellenti trovate sugli abiti della studentessa di Arce: due profili, contenenti Dna misto, con “almeno un contributo maschile”, come riferito dal professor Novelli, perito del Gip. Il cerchio si stringe attorno a cinque indagati, visto che il carabiniere Francesco Suprano, l’unico che si è sottoposto volontariamente al prelievo del Dna, è ormai fuori dai giochi: negativo il raffronto con le impronte dattiloscopiche, negativa la comparazione tra le prove genetiche.
«Il Pm, il Procuratore capo Mario Mercone, ha intenzione di arrivare in tempi brevi alla verità, procedendo nelle comparazioni delle prove per poter allargare le indagini anche ad altre persone – dice papà Guglielmo all’uscita del Tribunale, dopo un’ora e mezza di incidente probatorio – ho stima in lui, l’indagine è aperta ora più che mai».
A far quadrare, anzi a ridisegnare il cerchio sono proprio le prove. Ed in particolare, quella importantissima rinvenuta sullo scotch che potrebbe appartenere proprio all’assassino di Serena.
«Abbiamo consegnato le complesse analisi richieste – ha dichiarato il professor Novelli – riferite ad oltre 400 campionamenti, condotte utilizzando tecniche che dodici anni fa non era possibile usare. Questo ci ha permesso di evidenziare campioni biologici nuovi dove c’è del Dna che può essere utilizzato per confronti con eventuali e possibili indagati».
Cinquantaquattro le impronte dattiloscopiche rilevate, di cui solo venti utilizzabili: di queste, 19 trovate su quaderni e libri di Serena ed una, quella ‘regina’, sullo scotch. Mai vista prima.
«L’impronta dattiloscopica (quindi l’impronta di un dito) rinvenuta sul nastro adesivo, nella parte interna, non presenta ombra di sostanze chimiche usate solitamente per ritrovare tracce. Ciò indica che non è mai stata notata in precedenza – ha sottolineato ancora il professor Novelli – ed è utilizzabile per ogni tipo di confronto».
Due i profili di Dna misto, non appartenenti alla vittima, ritrovati sugli abiti: «E’ presente almeno un contributo maschile, ma potrebbero esserne anche due. Si tratta di una macchia di sangue non vista sul maglione, ora visibile solo con tecniche nuove – ha proseguito il perito del Gip – l’altra è una traccia biologica rinvenuta sul pantalone di cui non sappiamo la natura pur escludendo sangue, saliva o sperma».
Sia i reperti dattiloscopici, sia quelli genetici confrontati con le prove si Suprano hanno dato esito negativo: «Sapevamo già che Suprano fosse estraneo alla vicenda ma, proprio in virtù della divisa che indossa, non volendo ostacolare in alcun modo le indagini, il nostro assistito ha deciso di sottoporsi volontariamente al test» ha commentato l’avvocato Eduardo Rotondi, difensore insieme agli avvocati Mario Biondi ed Emiliano Germani di Suprano.
Chiuso l’incidente probatorio, ora nell’arco di una settimana tutti gli atti torneranno al Pm il quale potrà continuare con gli strumenti previsti dalla legge (articolo 359 Cpp) nell’attività di indagine. Attività che riguarderà sicuramente i cinque indagati, ma che potrebbe riguardare anche altre persone. Ed alcuni ambienti. La presenza di licheni trovati sugli abiti della studentessa, che «cresce in habitat aridi, contrasterebbe con le foglie di pioppo che invece sono tipiche di un ambiente umido caratteristico della zona dove è stato ritrovato il cadavere» come ribadito da Novelli. Le indagini potrebbero, quindi, comportare anche nuovi sopralluoghi.
«Mi sento rassicurato, ora le tracce sono state trovate, occorre procedere negli accertamenti. Senza queste prove – ha commentato Guglielmo Mollicone – avremmo dovuto arrenderci al delitto perfetto. Così non è. Da qui si parte per identificare l’assassino e coloro che hanno aiutato a spostare il corpo di Serena. I colpevoli potrebbero avere davvero le ore contate».

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