Serena, il quadro si ricompone – A dieci anni di distanza la Procura assembla il complicato puzzle dei legami

ARCE – Abbandonata in un bosco, legata mani e piedi, con un sacchetto di plastica sulla testa. L’ipotesi investigativa scava nella compagnia di amici per trovare i carnefici di Serena Mollicone. Tra gli indagati persino l’ex fidanzato. Un giovane fotografo di Strangolagalli, che ora ha 31 anni e tutti definiscono taciturno e di ottima educazione. Era il giugno 2001, e fu l’ultimo principio d’estate che la ragazza visse.
Ora si cerca di ricostruire il quadro delle frequentazioni, rimettendo l’orologio indietro per bypassare dieci anni trascorsi a brancolare nel buio, procedendo alla cieca. Difficile restituire alla verità dei fatti un quadro che con il trascorrere degli anni è andato via via sbiadendo. A rendere ancora più difficoltosa l’impresa una vena di omertà mista a paura, che ancora non si è dissolta. Ma chi sono realmente gli indagati per l’accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere? Nessuno vuole ricordare, pochi sono disposti a raccontare. M. M., il figlio dell’ex maresciallo dei carabinieri di Arce, nel 2001 aveva poco più di 18 anni. Un ragazzo apparentemente come tanti. Amici, vita di paese, qualche uscita serale. Ora padre e figlio abitano a Teano. M. F., fotografo 38enne, residente con la famiglia in via Camiciola, a Strangolagalli, in quel periodo vendeva cosmetici ed era stato il ragazzo di Serena per qualche tempo. Poi, la relazione era finita, come capita spesso a quell’età ma pare senza troppi drammi. Sua madre, R. P., era ed è una casalinga. Una famiglia riservata, definita «per bene» dai vicini di casa. M. è tutt’ora un uomo molto tranquillo, persino schivo, stando a quanto dicono di lui i concittadini. Poi c’è il carabiniere F.S., originario di Itri, attualmente trasferito in provincia di Caserta, sposato, una persona a modo, senza grilli per la testa, dicono di lui quanti lo hanno conosciuto in quel periodo. Possono essere questi gli autori di un delitto tanto efferato? L’opinione pubblica è schiantata dallo stupore. Persino lo stesso padre della ragazza uccisa, Guglielmo Mollicone, si è detto stupito nell’aver appreso che nelle maglie della giustizia erano finiti anche l’ex fidanzato della figlia e la madre di quest’ultimo. Qualora, al termine dell’iter giudiziario, la colpevolezza degli accusati dovesse essere appurata, l’intera comunità arcese si troverebbe a dover fare i conti con una verità scioccante, che andrebbe a minare un’intera generazione di ragazzi che all’epoca erano più che adolescenti, ma ora sono adulti e pienamente inseriti nel tessuto sociale. Sulla bilancia della magistratura i rapporti di amicizia o conoscenza che intercorrevano tra F., M. (figlio) e la vittima. In questi potrebbe trovarsi il bandolo di una matassa fino ad ora mai sbrogliata. Nel groviglio la ex caserma di Arce, che torna prepotentemente al centro della cronaca perché indicata dall’autore delle due lettere anonime come parte integrante della scena del delitto. Inoltre, c’è il particolare che quel giugno del 2011, papà Guglielmo, fu convocato in caserma quando ancora non erano finiti i funerali e chiese agli investigatori di non distogliere l’attenzione dell’auto di M.M., vettura che poi fu ceduta ad uno straniero. Ma i sospetti della procura si addensarono sulla figura del carrozziere Carmine Belli, che fu indagato il 24 settembre del 2002 e assolto con sentenza definitiva nell’ottobre del 2006. Tutto questo senza dimenticare il suicidio del brigadiere di Santino Tuzi che, a 50 anni, si tolse la vita sparandosi al petto con la pistola d’ordinanza, subito dopo essere stato ascoltato come persona informata sui fatti proprio riguardo al delitto Mollicone. Un colloquio in cui confermò di aver visto Serena in caserma proprio il giorno della scomparsa. Di ora in ora la scena si ricompone e i pezzi del puzzle tornano a posto.

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