Sposi da due anni ma… non risulta – Il prete che celebrò il matrimonio non ha mai portato il certificato all’ufficio anagrafe

COLFELICE – Si sono sposati due anni fa ma… non risulta e per gli effetti di legge sono ancora un celibe e una nubile che convivono insieme, anzi neppure, perché hanno residenza in comuni diversi! Al massimo sono sposati per la chiesa cattolica, ma se lui vorrà riconoscere il figlio che è in arrivo dovrà regolarizzare la sua posizione all’ufficio anagrafe del Comune nel cui territorio hanno pronunciato il ‘sì’ …sempre che la moglie lo voglia ancora!!
Sembra la trama di un film della commedia italiana, ma è tutto vero. E’ quanto accaduto a due giovani avvocati del posto che si sono sposati davanti a Dio il 26 luglio del 2009 nella chiesa di S. Giuseppe e Gaetano. Non mancava niente: un bellissimo abito bianco per lei, i testimoni, le fedi lucide. E tutto si è svolto secondo il rito: la promessa, la benedizione del prete, che all’epoca era appena arrivato a Colfelice, la lettura degli articoli di legge relativi all’istituto del matrimonio, già perché il rito religioso, qualora si opti per esso, ha anche effetti civili… ma il prete deve ricordarsi di presentare entro cinque giorni all’ufficio anagrafe del comune dove sorge la chiesa il certificato che si richiede di firmare agli sposi e ai testimoni a margine della cerimonia nuziale, quando gli invitati hanno ormai rotto le fila e attendono gli sposini sul sagrato per il tradizionale lancio del riso. E, quel 26 luglio, anche questo c’è stato, inizio di un matrimonio ‘non matrimonio’, allietato, qualche mese fa, dalla notizia che presto la famiglia ‘non famiglia’ si allargherà. Il giovane marito, che tale dunque non è, si è recato qualche giorno fa in Comune per rinnovare la carta d’identità, ma la sua richiesta di aggiornare lo stato civile in modo che fosse scritto ‘coniugato’ non è potuta essere esaudita dall’impiegato perché… non risulta! Dopo una rapida conferma nei comuni di residenza dei due giovani, Roma e Cassino, l’arcano è stato svelato: il parroco non ha mai portato quel certificato, firmato sotto i riflettori, ripreso dalle telecamere e fotografi, al Comune. Quel certificato, e il prete stesso avrebbe ammesso di averlo fatto per inesperienza, è stato consegnato agli sposi, così che lei si è ricordata di averlo secretato tra gli altri documenti importanti che custodisce a casa… ma poteva anche averlo perso nella confusione generale. Insieme, marito e moglie, l’hanno portato in Comune: ad esso, dovranno aggiungere una cosiddetta ‘trascrizione tardiva’ e il loro ‘consenso’ a stipulare matrimonio.
Adesso ridono i nostri: non intraprenderanno alcuna azione legale contro il parroco, e dopo l’inevitabile choc iniziale, sono al centro di un caso quanto meno singolare, tra chi ‘invidia’ la loro posizione ‘libera’ e li invita ad approfittare di questa seconda possibilità per scappare dal vincolo matrimoniale, e chi li vuole festeggiare di nuovo.
«La faremo una grande festa, – promette lei – al battesimo del nostro bambino».
Certo, la cose sarebbero state ben poco risibili se invece che per il rinnovo della carta d’identità il matrimonio fosse stato messo in discussione da fatti tragici, ma, più ‘banalmente’, anche se banale non è, anche il riconoscimento del figlio, tra qualche settimana, non sarebbe stato immediato ma avrebbe richiesto un’ulteriore documentazione.

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