‘Sulla nomina degli scrutatori contraddizioni senza seguito’ – L’Amministrazione replica a Nardone: lui stesso ha proposto alcune persone

ARCE – «Quella di Nardone era una proposta senza la reale volontà di attuarla».
L’amministrazione comunale, dopo la nomina degli scrutatori si difende, stigmatizza il comportamento del consigliere di minoranza e dice la propria versione dei fatti.
«Se è vero – si legge in una nota a firma dell’amministrazione comunale – che il consigliere Nardone ha proposto il metodo del sorteggio è altrettanto vero che lo stesso si è subito dichiarato ben disposto a procedere con il metodo utilizzato in precedenza, ovvero con la nomina diretta. Una simile scelta del membro di commissione – incalzano i consiglieri di maggioranza – ci fa pensare, allora, che la sua proposta sia stata fatta senza la reale volontà di attuarla. Se, infatti, fosse stato convinto che soltanto il metodo del sorteggio, con il correttivo di limitarsi ai disoccupati, era garantista della cittadinanza, non doveva, poi, accettare di procedere alla nomina diretta. Era probabilmente in quel momento che doveva lasciare la seduta. Ed, invece, ha maturato tale decisione in un secondo momento. Ha, prima, tirato fuori il suo bigliettino con i nomi individuati dallo stesso, e magari da qualche altro suo collega di minoranza. Poi ha chiesto che gli venisse data la possibilità di nominare sei scrutatori sui diciotto da scegliere. A quel punto il sindaco si è mostrato contrario ad accordargli ciò, consentendogli comunque di iniziare a fare i suoi nomi. Il consigliere Nardone ne ha così fatti due, che tra l’altro sono stati nominati, e soltanto quando ha capito che gli sarebbe stato permesso di fare tre nomi in tutto, ha deciso di abbandonare la riunione. Un atteggiamento – fanno notare ancora – contraddittorio con chiari elementi che avvalorano la nostra tesi che Nardone ha provato a lanciare la proposta del sorteggio solo per evitare possibili polemiche sul suo conto, ma in tasca aveva già i suoi nomi pronti. Nel merito della proposta, poi, va detto che la contrarietà della maggioranza è stata determinata dalla concreta difficoltà ad individuare in quel momento le persone che non lavorano. Ci si sarebbe dovuti basare, infatti, unicamente sulle conoscenze personali dei membri della commissione. Mentre per procedere con un metodo del tutto obiettivo sarebbero stato necessario avere degli idonei certificati che attestassero la condizione della persona sorteggiata. E – concludono – sui 560 iscritti dell’albo era praticamente impossibile».
 

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