Tombe depredate per rubare il rame – Un anziano vedovo ha trovato la lapide della moglie e le altre a soqquadro

COLFELICE – Andava a deporre i fiori sulla tomba della moglie e trovava tutto sottosopra.
Per non perdere tempo, i ladri di rame portavano via anche alcune piantine, le orchidee fresche che il devoto vedovo aveva deposto ai piedi della lapide la mattina, vasi e lampade di cristallo. Obiettivo finale: prendere il prezioso sottovaso in rame o in ferro battuto, per rivenderlo presumibilmente sul mercato nero.
Questa è la storia di un anziano colfelicese che si trovava qualche settimana fa nel suo paese di origine, dove è giunto dalla provincia di Arezzo, per trascorrere qualche giorno “vicino” alla moglie, sepolta nel cimitero comunale. Ma in quegli stessi giorni sono iniziati i furti di rame che avvengono principalmente nei cimiteri, luoghi prescelti a causa della relativa facilità di essere presi d’assalto durante le ore notturne.
Ma evidentemente non solo: nel caso del vedovo, infatti, il furto è avvenuto in pieno giorno, in quanto il signore, dopo una prima visita alla moglie in mattinata, è ritornato nel luogo sacro nel primo pomeriggio, rendendosi testimone suo malgrado del disordine lasciato in giro dai ladri frettolosi.
Come il vedovo colfelicese, diverse famiglie hanno ritrovato le tombe dei loro congiunti “violate”.
Vero piatto “succulento” però sono, per questi strani ladri, giustificati dall’alto valore che ha assunto il rame negli ultimi tempi tanto da essere ribattezzato “oro rosso”, i discendenti tubolari delle cappelle gentilizie e le grondaie dei loculi che in molti casi sono stati asportati interamente una volta divelte dalla parete dove erano ancorate attraverso apposite staffe.
Proseguono intanto a tutto campo le indagini della stazione dei carabinieri di Arce della Compagnia di Pontecorvo.
Il cimitero di Colfelice, infatti, è solo l’ultimo “colpo” della “banda del rame”, che negli ultimi due anni ha colpito sulle linee ferroviarie della provincia di Frosinone e ancora in altri cimiteri, come quello di Sant’Apollinare.

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