Tra Calcagni e Simonelli è guerra senza armistizi – Duro intervento dell’ex assessore ai lavori pubblici

ARCE – «Chiedo scusa, scusa a quanti ho chiesto di votarmi e, soprattutto, a quanti mi hanno votato perché il loro voto è stato determinante per l’elezione di questo “sindaco”».
Inizia così il comunicato stampa di Emanuele Calcagni, ex assessore della giunta Simonelli. In questi giorni, il duro scontro mediatico con il primo cittadino sembra aver definitivamente rotto qualsiasi possibilità di convergenza. L’impressione è che niente sarà più come prima e quella che si profila è una contrapposizione senza precedenti con la quale l’azione del sindaco dovrà confrontarsi.
«La mia attività politico-amministrativa – dice Calcagni – si basa sul rispetto della legge, sicuramente, per dare risposte ai cittadini sono disposto a spingermi fino ai suoi confini, ma non più oltre. Il sindaco, in merito alla questione del finanziamento della palestra delle elementari, probabilmente non conosce la normativa e le procedure relative ai finanziamenti per l’adeguamento sismico delle strutture. Visto che non lo sa, volevo illustrargli che la mia nota è stata inviata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e per conoscenza alla Protezione Civile Nazionale, e non alla Regione, organismi dello stato che hanno erogato i fondi e stabilito che non possono essere usati per edifici scolastici. Lungi da me l’intento – spiega ancora Calcagni – di non far finanziare opere nel comune di Arce, ma non accetto che si operi nell’illegalità per ricevere finanziamenti non spettanti con il fine principale di dare incarichi a qualche amico e ritrovarsi, perché si è raggirato l’ente finanziatore, opere incompiute sul territorio comunale. Ho sbagliato – sottolinea ancora l’ex assessore – ma ho il coraggio di riconoscerlo. Come ho potuto illudermi che una persona che ha amministrato, a suo pieno agio, per circa dieci anni con un sistema che ho sempre combattuto potesse essere diverso? Come ho potuto dimenticare che è stato assessore alla Pubblica istruzione, ma non si è mai curato dello stato degli edifici in cui andavano i figli degli arcesi? Come non ho ricordato la sua delega all’Ambiente e l’accordo firmato con la ditta Ecorima, addetta alla raccolta rifiuti, alla quale si riconoscevano ulteriori somme per un servizio già appaltato? Come ho potuto chiudere gli occhi di fronte a una persona che per cinque anni è dovuta uscire dalla giunta in cui si incaricava il legale del Comune? Dopo questo mea culpa – ha concluso Calcagni – continuerò a fare politica, stando ben lontano da queste persone e questi metodi, ritenendo che essa è un mezzo per dare risposte a tutti i cittadini e non solo ad amici e parenti».

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