Una testimone ‘insabbiata’ – Una donna avrebbe incontrato Serena quel venerdì 1° giugno al mercato di Arce

ARCE – A poco più di quarantotto ore dall’importante novità della riapertura del caso di Serena Mollicone emergono altri particolari inediti.
Solo due giorni fa, la notizia della proroga di ulteriori tre mesi di indagini concesse per approfondire alcuni aspetti di un caso che dopo nove anni non smette di far discutere.
La riapertura del caso, infatti, grazie all’accoglimento da parte del giudice di Cassino, la dottoressa Alessandrina Tudino, dell’opposizione presentata dal legale della famiglia Mollicone alla proposta di archiviazione del caso avanzata dal Pubblico Ministero, rilancia l’esigenza di far quadrare tutti quegli elementi emersi negli ultimi tempi grazie anche alla trasmissione Rai “Chi l’ha Visto?”
A riaccendere le ceneri mai spente di un caso oltremodo complesso hanno contribuito alcuni sms anonimi giunti proprio durante una delle puntate della trasmissione Rai, dedicate al caso Mollicone. Dietro questi messaggi, giunti poco prima dell’archiviazione, si paleserebbe la presenza di un ben informato a conoscenza di materiale mai reso noto al pubblico. Negli sms l’anonimo informatore aveva posto l’attenzione sull’ex carcere (e sugli eventuali possessori delle chiavi d’accesso) che si trova a circa 100 metri dalla caserma e che nelle sue indicazioni potrebbe essere il luogo dove Serena è stata uccisa prima di essere trasportata nel bosco dell’Anitrella. Questa, al momento, resta solo una nuova posta ma certamente non l’unico “passaggio” non considerato dall’intera vicenda.
Ad essere stata trascurata sarebbe anche la testimonianza di una conoscente di Serena, cliente della cartoleria del padre. Maria (nome di fantasia, ndr) avrebbe confermato per tre volte (negli interrogatori resi il 5 giugno del 2001 ai Carabinieri di Arce; il 17 giugno ai militari di Pontecorvo e l’8 marzo del 2002 alla Squadra Mobile di Frosinone)  di aver visto Serena e di essersi salutata con lei il venerdì 1 giugno tra le 11.30 e le 12 nel corso di una passeggiata nel mercato settimanale di Arce. Dichiarazioni che andrebbero a coincidere con il percorso fatto da Serena in base a quanto affermato nel 2008 dal brigadiere Tuzi, morto suicida. Un suicidio che giunse poco dopo la sua dichiarazione agli inquirenti e prima di un confronto con un collega e che la Procura di Cassino valutò come di natura passionale (legato alla fine di una relazione amorosa, versione non condivisa dalle figlie). Nel 2008, dunque, Tuzi fornisce agli inquirenti un’altra versione rispetto a quella “ufficiale”: l’ultimo avvistamento cui gli inquirenti avevano dato credito sino ad allora risaliva alle 9.30 del 1 giugno del 2001. Una versione confermata ai magistrati da 4 testimoni che voleva Serena da sola davanti a una cartoleria di Isola Liri. Ma la presenza di un’altra versione compatibile con quanto riferito dal brigadiere scomparso, come sottolineato anche dall’avvocato di Giuseppe Di Mascio, difensore di Carmine Belli (assolto anche in appello) riapre nuovi interrogativi. Negli atti degli interrogatori, la testimonianza di Maria esiste. La teste riferisce dell’esatto luogo in cui ha visto Serena quella mattina; di una ragazza che si trovava con lei (descrivendola nei minimi dettagli); della modalità del loro saluto. Serena, sostiene Maria che le camminava davanti, si sarebbe girata e incrociando il suo sguardo (dopo un reciproco riconoscimento) l’avrebbe salutata con un “Ciao”. La veridicità dell’incontro (la testimone asserì anche in un secondo tempo di essere certa della identità di Serena) sembrerebbe non essere stata neppure vagliata dalla Magistratura inquirente. Perché la testimonianza di Maria non venne tenuta in conto? Perché non venne messa a confronto con quanto dichiarato nel 2008 da Tuzi?

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