ALIMENTAZIONE & SALUTE – I pregi e i molti difetti dell’olio in vendita ai consumatori

Sono passati molti anni dalla clamorosa inchiesta di “Report” sugli oli in vendita soprattutto negli scaffali ma non è cambiato molto purtroppo.

E sono sei anni che la rivista “Il Salvagente” ha fatto una approfondita analisi degli oli EVO e non è mutato nulla, anzi.

L’ analisi è stata ripetuta recentissimamente e molti oli anche famosi non hanno i requisiti richiesti e non hanno superato le analisi chimiche effettuate.

Sette su dodici hanno evidenziato valori superiori o equivalenti a 30 mg/kg di etili esteri.

Questi sono composti organici che si originano dalla reazione chimica di un alcol con un acido in formazione degli acidi grassi combinati con gli alcol.

Sono quindi in regola ma con valori veramente al limite.

Il valore legale corrisponde a 35 mg/kg e questi sette oli sono veramente al confine del lecito.

La Spagna è il nostro maggior competitore ma con una produzione di qualità assai inferiore.

Se non avesse bloccato il dispositivo UE 1348 del 2013 che prevedeva l’abbassamento del limite a 30 mg/kg gran parte degli oli non potrebbero fregiarsi della classificazione di olio extravergine.

Non supererebbero nemmeno l’esame del profilo chimico analitico.

L’unico difetto organolettico non imputabile alle aziende è il manifestarsi del rancido.

Questo sgradevole fenomeno è da attribuire alle catene logistiche della GDO.

Gli oli di qualità commerciale standard ovverosia la maggior parte delle miscele dei cosiddetti oli comunitari possono evidenziare questo fenomeno anche dopo poche settimane.

I parametri chimici di alcuni oli non sono allarmanti in merito alla stabilità ossidativa. Altri denotano fermentazioni dovute a riscaldi in fase di produzione e problemi di funghi e muffe.

Ci sono poi oli che evidenziano miscele di diverse raccolte che hanno maggiore probabilità di far emergere difetti organolettici.

I maggiori fornitori ai grandi produttori italiani sono Spagna e Tunisia. Le produzioni di queste due nazioni sono al 70 % di olio vergine e lampante.

L’olio lampante era quello impiegato per alimentare le lampade da illuminazione. Qualità e purezza sono i problemi maggiori dell’olio spagnolo.

Nel 54 % i dati non corrispondono a quelli indicati in etichetta.

Spesso anche l’odore è sgradevole e mancano indicazioni sulla provenienza.

L’olio tunisino ha goduto di una quota di importazione di 35.000 tonnellate nella UE senza subire dazi che si aggiungono alle 57.000 già importate.

Il problema principale non risiede nella qualità ma nelle scarse attenzioni riguardi la salubrità durante la produzione.

La produzione di olio extravergine e vergine in Italia ammonta in media a circa 500.000 tonnellate a fronte di una importazione di 630.000 tonnellate.

L’esportazione è di circa 400.000 tonnellate e il consumo di 665.000, e questo significa che l’Italia non ha una sufficiente produzione e bisogna importare olio, si spera d’oliva, dall’estero.

L’Italia ha molte DOP, oltre 40, riconosciute in Europa e la tracciabilità e la etichettatura sono le certificazioni che garantiscono le produzioni di olio EVO.

 

Da EgNews OlioVinoPeperoncino: Umberto Faedi 

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Da: OlioVinoPeperoncino; ---- Autore: Umberto Faedi